Barefoot running: la corsa a piedi nudi

Barefoot running: la corsa a piedi nudi

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Fonte immagine: http://www.barefootrunning.it/

Sono in costante aumento gli estimatori del barefoot running, vale a dire la corsa a piedi nudi: rappresenta un rischio oppure garantisce dei vantaggi?

Sta destando sempre maggiore attenzione nel mondo della corsa il barefoot running, ovvero la corsa a piedi nudi intesa sia in chiave classica, ovvero si corre scalzi, che in accezione più moderna, con l’utilizzo di scarpe da corsa minimal, con ammortizzazione e sostegno ridotti all’osso. Al di là della moda, che negli ultimi anni ha rilanciato questo tipo di corsa, il barefoot running è oggetto di discussione fra chi è favorevole e chi invece è contrario.

Alla prima categoria appartengono coloro che ritengono il barefoot running la corsa naturale per eccellenza, che consente di avere una dinamica più efficiente e meno dannosa per i muscoli e lo scheletro. Certo, al giorno d’oggi correre scalzi non è fattibile, tuttavia con una calzatura minimalista ci si può avvicinare moltissimo alle sensazioni della corsa a piedi nudi. Fra i contrari, invece, quelli che sostengono l’importanza di un’adeguata protezione per il piede durante la corsa, e dunque la necessità di scarpe ben ammortizzate e in grado di sostenere e proteggere al meglio. 06wellphysedshoe-tmagArticle

Chi ha ragione? Per potersi esprimere è doveroso analizzare in maniera approfondita la questione; di sicuro il barefoot running ha radici solide: in molte popolazioni scarsamente urbanizzate la corsa a piedi nudi è ancora ampiamente praticata, senza che questa causi alcun problema di tipo fisico come invece accade ai podistioccidentali”. È entrata nel mito, e tutti la ricordano ancora oggi, la vittoria dell’etiope Abebe Bikila nella maratona olimpica di Roma del 1960, che si tolse le scarpe e si involò verso la medaglia d’oro a piedi nudi.

Il barefoot running porta con sé alcuni vantaggi, almeno a livello teorico: la postura di chi corre scalzo è migliore in quanto l’appoggio è spostato in avanti (sull’avampiede invece che sul tallone), in questo modo si riduce la falcata e aumenta la frequenza di corsa; una falcata più corta rende meno accentuati gli angoli di movimento del ginocchio, favorendo una dinamica di corsa più efficiente. La maggiore sensibilità in appoggio aumenta le capacità di propriocezione, migliorando così sia la stabilità dell’appoggio stesso che la coordinazione generale.

Il baricentro di chi corre a piedi nudi si sposta in avanti e questo comporta una corsa meno dispendiosa in termini energetici. Il runneroccidentale”, però, si rivela poco predisposto al barefoot running in quanto ormai abituato a determinate condizioni, nello specifico scarpe iper-protettive e superfici sulle quali correre uniformi e dure, per cui la corsa a piedi nudi potrebbe rivelarsi controproducente per un piede meno sensibile e stabile di quanto dovrebbe, e di conseguenza inadatto a questo tipo di corsa.  

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In tal modo i vantaggi del barefoot running si azzerano, lasciando spazio a problemi fisici ed infortuni dovuti al sovraccarico funzionale, perciò è molto probabile che si vada incontro a tendinitifascite plantare e altri disturbi generati dalla scarsa abitudine a correre scalzi oppure con scarpe che dispongono di minor ammortizzazione e sostegno. Come fare dunque? Per poter praticare il barefoot running, è indispensabile che il piede prenda confidenza con questa tipologia di corsa.

Chi è interessato al running a piedi nudi o con scarpe minimal, dovrebbe avvicinarsi a piccoli passi, inizialmente effettuando alcuni esercizi semplici oppure brevi tratti di corsa con calzature minimaliste oppure scalzi su terreni morbidi. L’ideale sarebbe approfittare del defaticamento per cominciare il lavoro di riadattamento del piede all’assenza di scarpe iper-protettive. Affidarsi ad una figura esperta, da cui farsi guidare e consigliare, è la scelta più logica e saggia; infine, le modifiche vanno apportate in maniera graduale, supportando i cambiamenti con esercizi mirati (per il rafforzamento delle aree interessate, in primis la caviglia) che dovranno essere suggeriti dalla figura esperta anche in base a come reagirà il fisico al “nuovomodo di correre.

 

Il team di RunningMania

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