Come invecchiare al meglio mantenendo ottimale la propria prestazione nel running

Come invecchiare al meglio mantenendo ottimale la propria prestazione nel running

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Che con l’avanzare degli anni la prestazione nel running subisca dei peggioramenti è fisiologico: a questo argomento sono state dedicate delle ricerche dal professore dell’università di Stanford W. Bortz, che ha qualificato il peggioramento della corsa in uno 0,5% per ogni anno di età dal compimento dei quaranta in poi.

Nella realtà, le performance dei runner subiscono un decadimento molto più repentino di quello individuato da Bortz, e le cause che concorrono a questo inarrestabile peggioramento sono diverse, molte delle quali evitabili.

Primo fra tutti, é lo stile di vita a dettare la resa nella corsa di un runner: fumo, alcool e aumento del peso non fanno che peggiorare le prestazioni di chi corre, anche e soprattutto mano a mano che si va avanti negli anni, quando i rischi connaturati ad una cattiva condotta aumentano esponenzialmente.

Anche l’età psicologica influisce molto: un anziano che si sente tale potrebbe tendere a concedersi allenamenti più blandi, con un automatico peggioramento generale della propria resa nella corsa.

Allo stesso modo possono concorrere gli infortuni: che si siano risolti o meno, molti incidenti vengono psicologicamente cronicizzati da chi li ha subiti, che tenderà a mantenersi su un training molto più leggero oppure viziato da atteggiamenti volti a salvaguardare la parte del corpo che è stata colpita, sebbene in passato.

Infine, uno stato fisico ottimale è direttamente correlato ad un ottimale allenamento, se non altro per costanza: è praticamente impossibile riprendere i propri tempi migliori quando si è stati fermi, oppure si è diminuito il proprio allenamento, per mesi o addirittura per anni.

E’ inoltre basilare evitare gli errori più comuni che i runner tendono a commettere in relazione ai cambiamenti fisici relativi alle fasce d’età: tra i quaranta ed i cinquanta anni, per esempio, dal momento che ci si sente più giovani di quanto effettivamente non si sia, si tende a gareggiare molto, a scapito dell’altrettanto necessario lato aerobico del training.

Tra i cinquanta ed i sessanta anni, invece, si tende a concentrarsi sulle lunghe distanze raggiunte precedentemente, con due pericolose conseguenze: prima di tutto l’eccessiva usura dell’organismo, troppo affaticato, quindi l’automatica diminuzione delle sedute di allenamento dedicate al potenziamento muscolare, che sono invece anch’esse fondamentali per il training.

Tutti questi errori vengono solitamente amplificati nella fascia d’età successiva, ovvero tra i sessanta ed i settanta anni, quando a questi sbagli si aggiunge anche la tendenza ad allenamenti sempre più solitari. Chi corre solo viene meno stimolato e, necessariamente, l’intera prestazione risente di un allenamento che a lungo andare tende a risultare noioso.

Oltre i settanta anni, nonostante l’invecchiamento psicologico, è importante continuare a considerare l’allenamento di running qualcosa che si fa per sè stessi. Infine, soprattutto in questa fascia d’età, è bene abbinare alla corsa anche un altro sport, che permetta di continuare ad allenarsi e a tenersi in forma anche se, correndo, si dovessero subire dei piccoli infortuni che necessitino di una pausa dalla pista.

 

 

Il team di RunningMania

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