Come personalizzare il proprio allenamento

Come personalizzare il proprio allenamento

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Allenandosi costantemente e paragonando i propri sforzi a quelli dei colleghi-rivali, molti atleti commettono l’errore di non tener conto delle proprie caratteristiche strettamente personali, che ineriscono cioè al proprio organismo: ogni corpo, infatti, è un organismo a sé, e come tale ha una soglia personalissima della fatica, della stanchezza e del dolore, nonché un livello massimo delle prestazioni.

Per questo motivo – e nonostante quanto in molti sembrano credere – non esistono allenamenti che vanno bene per tutti; tutti quanti gli allenamenti, invece, vanno personalizzati, ovvero adattati ai propri ritmi, ai propri obiettivi e anche ai propri limiti.

Personalizzare l’allenamento cui ci si sottopone, inoltre, aiuta sia a raggiungere gli obiettivi prefissati, sia a capire se questi obiettivi sono realmente alla propria portata, o se invece si nutrono pretese eccessive, se cioè si pretende troppo dal proprio corpo. Chiunque gareggi, infatti, sa che prima di affrontare una gara, gli atleti sono soliti porsi degli obiettivi che aiutano ad andare avanti, superando la fatica, le difficoltà e i naturali cali di motivazione. La maggior parte delle volte si tratta di obiettivi cronometrici, che hanno a che fare col tempo. Non tutti gli atleti, però, gareggiano contro lo stesso avversario.

Ci sono podisti che mirano a un confronto diretto, il cui obiettivo finale è quello di precedere l’avversario designato (o più avversari tra quelli con cui si gareggia) al traguardo, e podisti che invece sostanzialmente gareggiano contro se stessi: vogliono cioè superarsi e superare i propri limiti, e per loro non c’è nemico peggiore della demotivazione. Questi atleti sembrano avere come obiettivo principale quello di rendersi immuni dalle principali difficoltà che si riscontrano in sport come la corsa di resistenza, ovvero fatica e stanchezza. Quest’ultima sembra una sfida prettamente psicologica, ma in realtà, così facendo, l’atleta sfida anche il proprio corpo e le “regole” fisiologiche.

La sensazione di fatica, infatti, è un segnale d’allarme che il corpo lancia quando lo sforzo che si cerca di sostenere è eccessivo per le proprie capacità, e compromette l’equilibrio fisiologico dell’organismo. Nel caso dei maratoneti, la fatica è determinata anche dall’esaurimento delle scorte di glicogeno e da un livello molto basso di zuccheri nel sangue. Ovviamente gli allenamenti importanti, quelli più intensi, fondamentali per fare passi avanti e diventare più competitivi, inevitabilmente ricreano queste condizioni, ma ogni organismo reagisce a esse in maniera di diversa.

Podisti di grande esperienza, per esempio, che svolgono questo sport da moltissimi anni, troveranno del tutto insufficienti i “lunghissimi”: per questo motivo, tali allenamenti dovranno essere adattati a loro, alle caratteristiche sviluppate dai loro organismi, e magari completati con variazioni di ritmo volte a determinare un maggior dispendio energetico e progressioni finali che esauriscano le riserve di energia.

Il team di RunningMania

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