Con il caldo rallentate e non guardate il cronometro

Con il caldo rallentate e non guardate il cronometro

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Con le temperature alte e l’umidità le prestazioni calano: non preoccupatevi, è normale. L’importante è non compiere sforzi esagerati.

Lucifero, Caronte, Scipione: chiamatele come volete, ma le ondate di caldo che stanno caratterizzando l’estate del 2017 hanno un filo conduttore comune. Si tratta di condizioni climatiche con temperature particolarmente elevate rispetti ai valori medi del periodo e con un alto tasso di umidità. Tradotto, per i runner, signfica le peggiori condizioni possibili in cui affrontare gli allenamenti estivi. Infatti, a meno che non vi troviate in montagna o al mare dove la brezza mitiga il leggermente il calore, la fatica in queste condizioni viene amplificata. Come fare quindi a correre d’estate senza mettere a repentaglio la salute? I due aspetti più importanti da tenere a mente sono la traspirazione e la termoregolazione.

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Cominciamo dalla traspirazione. Si tratta del fenomeno per cui il sudore viene eliminato dalla pelle con l’obiettivo di far scendere la temperatura dell’organismo grazie all’evaporazione dello stesso sudore. Quando in estate la temperatura esterna sale e, in molti casi, supera quella interna si altera quel meccanismo di autoregolazione e ci possono essere dei problemi. Come comportarsi quindi? La prima cosa da fare è quella di uscire a correre lasciando la maggior superficie della pelle a contatto con l’aria. In questo modo si agevola l’evaporazione del sudore ed il conseguente abbassamento di temperatura. È quindi assolutamente sconsigliato usare dei k-way o degli indumenti che non permettano la traspirazione in quanto si aumenterebbe la sudorazione senza che il sudore possa poi evaporare. Il rischio è quindi quello di una disidratazione con la perdita di sali minerali e liquidi (ma non di massa grassa).

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La termoregolazione è la capacità dell’organismo di mantenere la temperatura corporea ideale attraverso due operazione specifiche: la sudorazione e la vasodilatazione. La prima è una caratteristica più prettamente maschile (intendiamoci, anche le donne sudano, ma mediamente meno degli uomini), la seconda è invece più accentuata tra le donne. La temperatura corporea aumenta con lo svolgimento dell’attività fisica. Crescendo la temperatura, una parte di sangue viene dirottato ai vasi sanguigni periferici aumentando la vasodilatazione e facilitando in questo modo uno scambio di calore. Ma chi regola tutte queste operazioni? È l’ipotalamo che reagisce alle informazioni che gli arrivano dai neuroni sensibili al caldo.

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Questi due concetti sono fondamentali per capire ciò che avviene durante l’estate. Con il caldo, infatti, c’è meno sangue a disposizione e, di conseguenza, meno ossigeno. L’interscambio che avviene tra il sangue e l’aria dei polmoni non è quindi sufficiente a supportare il carico di lavoro richiesto dall’organismo. In termini pratici cosa significa? Che durante le uscite d’estate è facile raggiungere una sensazione di sfinimento e di fatica pur essendo andati più piano di quanto non si sia fatto durante un’uscita con temperature più basse. Con un alto tasso di umidità, infatti, l’evaporazione del sudore è più lenta. Il consiglio è quindi quello di uscire provvisti di cardiofrequenzimetro per potersi regolare in base alle risposte dell’organismo. È inutile cercare di mantenere un ritmo particolare in quanto si rischia di affaticare il fisco e non di allenarlo. L’attenzione deve quindi essere riposta soprattutto sul grado di fatica che si raggiunge e non sulla velocità al chilometro che siete in grado di tenere.

 

Il team di RunningMania

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