Correre o camminare per dimagrire?

Correre o camminare per dimagrire?

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Correre o camminare? La domanda è sicuramente frequente, ma questo non è il solito articolo che vuole stabilire se per dimagrire o per fare un minimo di attività sportiva sia meglio correre o camminare.

La domanda riguarda la corsa in salita e in particolare quei casi in cui l’atleta ha dei dubbi sulla reale convenienza di continuare a correre a causa di una netta riduzione della velocità dovuta alla pendenza.

La prima considerazione è ovvia: se camminando vado più forte che correndo, DEVO camminare. Molti runner hanno la tendenza, sbagliata, di continuare comunque a correre “per fare tutta la salita di corsa”. Dovrebbero pensare a quando si vede un principiante che va talmente piano che subito il nostro primo pensiero è “perché non cammina?”. Non esiste cioè nessuna giustificazione teorica al correre sempre e comunque.

 

Il discorso è leggermente più interessante quando la nostra velocità di corsa è solo di pochissimo superiore a quella della camminata. Se su un tratto di 100 m percorso di corsa guadagno solo 5-10 m rispetto al percorrerlo al cammino, ha senso correre? La risposta deve considerare non solo la fisiologia, ma anche la tattica individuale e la psicologia del soggetto.

 

Tattica

Correre guadagnando quei 5-10 m può aver senso solo se si usa la fatica spesa per staccare un avversario, sperando di fiaccarlo psicologicamente ed evitare il ricongiungimento. Questo punto è tanto più importante quanto poi il percorso ridiventa facile, per esempio con una bella discesa corribile.

Psicologia

L’unica motivazione che spingerebbe a correre comunque è quella di evitare un errore di valutazione. I runner che interrompono spesso la corsa e passano al passo in salite difficili usano il cammino per evitare di sentire la fatica massima, per rifiatare e diventano poco obiettivi nel senso che pensano di non perdere nulla camminando, mentre in realtà andrebbero molto più forte correndo. Se invece il runner è oggettivo e sa valutare correttamente la velocità di corsa, per decidere se correre o camminare deve considerare l’aspetto fisiologico dello sforzo.

Fisiologia

correre o camminareDal punto di vista fisiologico occorre considerare il tipo di gara. Più è corta, meno valgono le considerazioni energetiche e più contano quelle lattacide. Se è lunga, oltre alle considerazioni lattacide, sicuramente occorre tener conto che correndo si spende di più.

  • Gara corta (10-15 km) – Per guadagni minimi con la corsa (i famosi 10 m su 100), per decidere se passare o meno al cammino occorre considerare le condizioni lattacide del soggetto; se sono già vicine al massimo e comunque tendono a peggiorare, è meglio camminare e rifiatare. Ricordiamoci che in un’eventuale discesa successiva, se si parte con il carico lattacido massimo, è abbastanza difficile spingere, per cui si perde molto di più di quanto si è guadagnato in salita. Se invece ci si accorge che la pendenza (ecco che interviene l’altro dato, oltre alla velocità di corsa) è tale che ci consente di mantenere una velocità di corsa leggermente superiore al cammino, senza peggiorare il debito lattacido, allora è opportuno correre. In altri termini, conviene correre se la condizione lattacida fra inizio salita e fine salita non peggiora drasticamente.
  • Gara lunga – Valgono le stesse considerazioni della gara corta, ma qui le considerazioni energetiche sono importanti e diventano fondamentali per gare che si avvicinano o superano i 30 km. Infatti correndo a circa la stessa velocità della camminata, si spende comunque circa il 20-25% in più. Questo vuol dire che su una gara di 30 km dove troviamo 5-6 km di salita molto dura, correndo su quei tratti allunghiamo la corsa di 1-1,5 km. Sembra poco, ma può essere sufficiente a farci incontrare il classico muro da fine benzina. Per queste gare la velocità di corsa deve essere nettamente superiore a quella del cammino perché convenga correre, diciamo 20 m guadagnati su 100.

 

 

http://www.albanesi.it/arearossa/articoli/225salit.htm

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