Correre scalzi, un vantaggio?

Correre scalzi, un vantaggio?

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Quando nel 1960 a Roma, il podista etiope Abebe Bikila vinse la maratona, i CEO delle grandi aziende produttrici di scarpe si devono essere svegliati di soprassalto con qualche incubo. Si perché Abebe Bilika passò alla storia per aver vinto la maratona scalzo. Immaginatevi se questa moda avesse preso piede tra tutti i runner del mondo, si sarebbero risparmiati miliardi in scarpe e, probabilmente, si sarebbero evitati tanti infortuni.

Dico probabilmente perché ancora non è assolutamente chiaro che correre scalzi riduca gli infortuni, ma quel che è certo è che neanche le scarpe li riducano. Oggi circa il 79% dei runner si infortuna almeno una volta all’anno (Barefoot running: biomechanics and implications for running injuries. Altman AR1Davis IS.) e l’impatto che hanno le scarpe sulla postura è senza dubbio negativo.

Oggi sappiamo che le scarpe sono dei FILTRI che si interpongono tra il nostro corpo e l’ambiente esterno. Esattamente come gli occhiali ci fanno vedere il mondo in modo distorto, le scarpe ci fanno sentire il mondo in modo distorto. Sempre paragonando le scarpe agli occhiali, è come se all’età di 1 anno ci abbiano messo un paio di occhiali addosso nonostante ci vediamo bene. Con il tempo ci siamo abituati a questi occhiali, ma: primo non ne avevamo bisogno, secondo siamo diventati dipendenti dagli occhiali.

Le scarpe, potenzialmente, portano a tante conseguenze negative:

  • Una suola stretta riduce la base di appoggio e influisce negativamente sulla stabilità di tutto il corpo,

  • Un tallone rialzato (drop) altera lo schema di spinta da gluteo-dominante a quadricipite-dominante,

  • Un supporto della volta plantare medializza il carico sovraccaricando il menisco esterno,

  • Una suola morbida e ammortizzante (tanto pubblicizzata) riduce la propriocezione ed il controllo del piede.

Il paradosso dei runner di oggi è che sono dei superatleti in termini cardiocircolatori, ma hanno un sistema muscoloscleletrico debole e scoordinato, con dei piedi che “li conosco sono quelli lì in basso” e non sono usati e sfruttati per la propulsione come dovrebbero (incredibile è pensare che con i piedi ci mangiano e dipingono!). 

Il risultato di queste ricerche è lo sviluppo di scarpe minimal, su tutte le nostrane fivefinger, che sono il giusto compromesso tra l’andare scalzi e indossare qualcosa per evitare siringhe e cacche di cani per strada.
Il problema però è che non puoi togliere gli occhiali da un giorno all’altro a uno che li ha usati tutta la vita. Questo spiega perché un cambio di scarpa può portare dei problemi o perché d’estate con le infradito si soffre.
L’obbiettivo del runner è di tornare ad avere un piede sano e forte e, di conseguenza, poter indossare scarpe sempre più minimal. Valutare lo stato di salute del piede, in termini di flessibilità e di forza è il primo passo verso questo percorso di salute.

Dott. Gianluca Italiano
FISIOTERAPISTA
www.gianlucaitaliano.com

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