Donna runner: cosa mangiare?

Donna runner: cosa mangiare?

- in CONSIGLIATI, NUTRIZIONE
2213
0

Le differenze organiche che esistono tra donne e uomini sono ben note, soprattutto a livello agonistico, dove gli schemi di allenamento e di alimentazione devono tenere conto delle differenti capacità prestazionali e del pattern ormonale che caratterizza soprattutto le donne.

Un vasto mondo come quello dei runners, sia a livello agonistico che amatoriale, offre molte opportunità di migliorare il proprio stato fisico, consentendo il raggiungimento di livelli di preparazione notevoli. Per arrivare a questo, però, è necessario curare sia l’aspetto prettamente fisico, sia l’alimentazione. E’ fondamentale ai fini della prestazione, per un runner, assumere la giusta combinazione di glucidi, proteine e lipidi. Ovviamente, tale combinazione cambia in funzione del tipo di corsa scelta, considerata la grande varietà che offre questo sport (corsa campestre, marcia, trail running, fartlek, etc…). Di conseguenza, vengono quotidianamente pubblicati, da autorevoli riviste scientifiche e sportive, studi che riportano gli aggiornamenti sugli stati nutrizionali e le tipologie di alimentazione più consigliate per i runners.

In particolare, uno studio portato avanti da un gruppo di scienziati canadesi del “McMaster Medical Center” di Hamilton avrebbe provato che le donne immagazzinano con minore successo il glicogeno rispetto agli uomini. Ciò significa che un carico glucidico prima della gara, non darebbe i risultati sperati ai fini della prestazione.
Il responsabile del progetto, il dott. Marc Tarnopolsky, il quale è docente di Medicina e runner per passione, e ha approntato un gruppo di studio composto da otto donne e sette uomini, che ha seguito per due sessioni di allenamento, con intensità ridotta, per la durata complessiva di quattro giorni. I runners hanno anche dovuto seguire una dieta che variava a seconda dell’allenamento. Nella prima sessione, infatti, la dieta seguiva i canoni del modello mediterraneo, con il 60% delle calorie che provenivano da fonti glucidiche. Nella seconda sessione, invece, a parità di calorie, il 75% del totale proveniva da carboidrati.
In entrambe le sessioni di allenamento, durante l’ultimo giorno (il quarto) ci si allenava per un’ora al 75% del massimo consumo di ossigeno, fino ad esaurire l’85% della VO2 massima.

Per avere un riscontro statistico, sono state prelevate delle biopsie muscolari pre e post allenamento ma quando si sono andati a confrontare i dati, si è vista una netta discrepanza. Infatti, negli uomini c’era stato un incremento dei depositi di glicogeno di circa il 45%, dopo la dieta ricca di carboidrati, mentre nelle donne tutto questo non era accaduto. Il medico, quindi, ha sostenuto che le donne hanno bisogno di 8 g di carboidrati per Kg di massa corporea, da consumarsi fino a quattro giorni prima della gara. Di conseguenza è in tale fase che occorre lavorare più intensamente. Infatti, in questo range temporale, l’aumento ponderale è dovuto principalmente all’acqua che si lega al glicogeno ma scompare subito dopo la gara.

Il lavoro presentato da Tarnopolsky, seppur interessante, non può essere ritenuto valido in quanto il campione di studio è decisamente ridotto e i tempi troppo brevi. Non è possibile, infatti avere dati statistici rappresentativi di una popolazione basandosi su un campione di sole 8 donne e 7 uomini. L’aspetto importante dell’esperimento, al massimo, è che ha sottolineato come la teoria del carico glucidico sia ormai superata.
Il team di RunningMania

Commenti

commenti

You may also like

Mantenere alta la velocità sino a fine gara: ecco come fare!

La tendenza a rallentare nel finale di una