E se la maratona fosse come un parto?

E se la maratona fosse come un parto?

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SACRAMENTO, CA - JUNE 26: A pregnant Alysia Montano is pictured after running in the opening round of the Women's 800 Meter on day 2 of the USATF Outdoor Championships at Hornet Stadium on June 26, 2014 in Sacramento, California. (Photo by Andy Lyons/Getty Images)

Per certi versi, la preparazione della maratona può essere accostata alla gestazione di una futura madre e la corsa vera e propria al parto; questa associazione può apparire azzardata, ma non è così raro che i runner paragonino proprio al parto quella che possiamo considerare la “regina” delle corse sulla distanza, diventata ormai storica, di 42,195 chilometri. In che modo la maratona può assomigliare ad un parto? Beh, stare sulla linea di partenza prima del via può essere considerato simile all’arrivo in sala parto.

Per essere lì sono serviti mesi di fatica, impegno, qualche sacrificio, attesa e un pizzico di emozione per un evento che – con le dovute distanze, è ovvio – ha una grande importanza. Durante i mesi di preparazione è probabile che siano stati letti molti libri, sia da parte della futura mamma che del podista, ma soprattutto entrambi hanno prestato massima attenzione all’alimentazione, in maniera da avere la miglior forma possibile nel giorno fatidico della corsa-nascita. Il cibo, in particolare, è un elemento che unisce chi corre a chi si prepara a partorire.

Il controllo dell’alimentazione dev’essere attento e per entrambi non mancano le rinunce a tavola, rimandando le abbuffate dei propri piatti preferiti a dopo il traguardo o la nascita del bimbo. Allo stesso modo, l’emozione cresce in vista del giorno fatidico e l’attesa, soprattutto in prossimità del parto e della maratona, diventerà quasi spasmodica. L’attenzione sarà concentrata sulla gara e sulla nascita del bambino, sperando che tutto vada per il verso giusto e non vi siano intoppi. La mamma e il runner ripassano ogni cosa a dovere, spesso perdendo qualche ora di sonno la notte.

La cura verso i dettagli sarà certosina da parte di tutti e due: la madre si dedicherà al pancione e alla preparazione di ciò che le servirà una volta in ospedale, mentre il runner avrà estremo riguardo verso l’attrezzatura da gara, ovvero le scarpe da corsa e gli indumenti, che dovranno essere pronti per il grande giorno, perché quando arriva bisogna essere al massimo. Spingere è un qualcosa che accomuna il runner ad una donna in sala parto.

Quest’ultima deve spingere per consentire al proprio bambino di venire al mondo, ma anche il runner deve spingere in gara, nel senso di dare il massimo per tirare fuori tutto il suo potenziale e centrare un risultato che lo soddisfi degli sforzi e l’impegno profusi durante la preparazione della gara. Una volta in sala parto o in gara, non ci si può tirare indietro, proprio perché è stata tanta la fatica, la pazienza e l’attesa che ci sono volute per arrivare fin lì. E una volta tagliato il traguardo, la soddisfazione e la gioia saranno la miglior ricompensa.

La madre potrà tenere fra le braccia il suo pargolo, mentre il runner avrà la possibilità di stringere fra le mani una medaglia, anche se in questo caso la madre proverà senz’altro una felicità superiore rispetto a quella del podista. La similitudine fra parto e maratona non si esaurisce al traguardo: nei giorni successivi, non mancheranno sms e telefonate di congratulazioni sia per la madre che per il runner, coi quali ci si complimenta per il risultato o si dà il benvenuto al nuovo arrivato. Solo diversi giorni dopo la maratona e la nascita, le strade della madre e del podista si “separeranno”, e ognuno si immergerà di nuovo nella propria normalità.

Il team di RunningMania

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