Gli infortuni più comuni per i runners e i rimedi universali del metodo R.I.C.E.

Gli infortuni più comuni per i runners e i rimedi universali del metodo R.I.C.E.

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Per i runners gli infortuni sono sempre dietro l’angolo. Imparare a prevenirli conoscendo le cause che portano ad incappare in determinati stop può essere fondamentale per eccellere nella corsa e riuscire ad evitare problematiche che, se ripetute nel tempo, possono anche diventare croniche. Ogni specifico infortunio ha sintomi altrettanto peculiari: riuscire a prevenirli può aiutare ad ottimizzare le proprie prestazioni.

Innanzitutto bisogna fare attenzione al tipo di terreno sul quale si va a correre. Evitare un suolo dissestato può prevenire la compressione lombo-sacrale, particolarmente fastidiosa perché non permette la distensione degli arti inferiori e può costringere a lunghi periodi di inattività. E’ fondamentale evitare un impatto con il terreno che porti alla compressione, scegliendo così con cura i propri sentieri da runner.

Il cosiddetto ‘ginocchio del runner‘ è una patologia molto frequente, anche se le cause sono al momento ancora sconosciute. Di sicuro la continua sollecitazione dell’arto è la causa dell’infiammazione cronica, per la quale bisogna comunque avere una predisposizione. Il dolore è localizzato in maniera specifica nella zona della rotula, ed oltre agli anti-infiammatori bisogna scadenzare in maniera graduale l’attività fisica per ottenere la completa ripresa.

Un problema simile può verificarsi in una zona altrettanto delicata per un runner: quella del tendine d’achille. L’infiammazione tendinea è spesso causata da un’errata postura che porta a sollecitare troppo la zona tendinea. Il dolore tra la zona del polpaccio e quella della caviglia può diventare insopportabile, ed anche in questo caso il mix riposo + anti-infiammatori risulta essere la cura migliore. 

Oltre alle infiammazioni dovute ad uno sforzo eccessivo del ginocchio o dei tendini, spesso si può incappare in stiramenti o strappi che rappresentano delle lesioni muscolari vere e proprie. Si parte da una lesione di primo o secondo grado, ovvero un’elongazione del muscolo che arriva a richiedere una prognosi dai dieci ai quaranta giorni di stop per l’altleta, fino a una lesione di terzo grado. Ovvero uno strappo, una lesione totale delle fibre del muscolo che a questo livello quasi sempre ricucita chirurgicamente e può costare al runner anche tre mesi di inattività, sempre che nel decorso non subentrino complicazioni.

Questi sono a grandi linee gli infortuni più comuni nei quali può incappare un runner. Escludendo le problematiche più gravi, come le lesioni di terzo grado che come detto richiedono un trattamento chirurgico, per curare questi problemi, soprattutto tendiniti e infiammazioni, è stato messo a punto un metodo universale chiamato R.I.C.E., dalle iniziali delle quattro basi del trattamento in inglese. La R infatti sta per rest, riposo, importantissimo non forzare sovraccaricando muscoli e tendini di fatica che non fa che allungare i tempi di recupero. La I sta per ice, ghiaccio, che deve essere applicato a intervalli di un quarto d’ora con pause di cinque minuti fra un’applicazione e l’altra. La C sta per compression, compressione con una fasciatura elastica che aiuti a contenere l’eventuale gonfiore. Infine la E sta per elevation, elevazione: il segreto di tenere la gamba e in generale la zona infortunata sollevata, sopra l’altezza del cuore, per ridurre nel minor tempo possibile l’edema che si viene a formare.

Il team di RunningMania

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