I consigli utili per abbassare il battito cardiaco durante una gara

I consigli utili per abbassare il battito cardiaco durante una gara

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Ai runner con un’esperienza ridotta può capitare di sentire la frequenza cardiaca alzarsi all’improvviso durante la corsa, portando il cuore a battere con ritmo insolitamente elevato. È il caso di preoccuparsi? Se le visite mediche (indispensabili!) che hanno preceduto l’inizio dell’allenamento e dell’attività fisica hanno escluso disturbi cardiaci, non bisogna allarmarsi; anzi, sono tanti i runner un po’ più scafati che spesso chiedono consigli su metodi affidabili ed efficaci per abbassare il battito cardiaco nel corso di una gara, e mantenere la frequenza in maniera costante al di sotto di una certa soglia.

La risposta non può essere univoca per tutti e il motivo è molto semplice: siamo tutti diversi e pertanto le condizioni cambiano da un organismo all’altro, soprattutto in relazione allo sforzo fisico. Ci sono, infatti, atleti che esprimono lo sforzo massimo a 140 Bmp (vale a dire “battiti per minuto”) e altri invece capaci di arrivare senza eccessivo sforzo sino a 160-165 Bpm e addirittura chi è in grado di “viaggiare” a 180 Bpm medi. Per capire quando si raggiunge la soglia massima della frequenza cardiaca, basta vedere quando il corpo inizia a produrre acido lattico.

Per comprendere in che modo funziona l’organismo durante la corsa o l’attività fisica, in genere esiste un requisito fondamentale: conoscerlo alla perfezione. Solo entrando in confidenza con il corpo si potranno conoscere le sue reazioni ai vari tipi di sforzo, senza neppure il bisogno di utilizzare il cardio-frequenzimetro. È facile capire, inoltre, quando un allenamento si sta rivelando poco efficace: se il respiro diventa affannoso e i muscoli si fanno pesanti e affaticati, è il segnale che il ritmo che si sta tenendo è eccessivo e il corpo non è in grado di reggerlo.

Esistono degli allenamenti mirati per abbassare la frequenza cardiaca media? La risposta è sì: si tratta di ripetute ed allunghi, con i quali si può lavorare sul fisico per permettergli di superare quelli che sono i suoi limiti di partenza, spingendo la soglia massima di frequenza cardiaca un po’ più in alto. Naturalmente è un tipo di allenamento che garantisce risultati alla distanza e da effettuare in maniera costante, anche perché – e gli atleti dovrebbero saperlo bene! – nell’allenamento non esistono miracoli, ma solo dedizione e fatica per migliorare se stessi e il proprio corpo.

Molto importante anche la pazienza: carichi di lavoro eccessivi, infatti, non sono solamente inutili ma persino dannosi e non porteranno miglioramenti. Chi fa una vita sedentaria, poi, deve allenare il cuore anche a bassi regimi: questo significa che corsa, allunghi e ripetute servono per aumentare la soglia massima, ma per ridurre la frequenza media è necessario agire diversamente; da questo punto di vista, è più indicata una camminata lunga (più di un’ora) ad una velocità media. Facendo allenamenti a regimi bassi, il cuore “imparerà” ad abbassare la frequenza cardiaca media.

I runner, poi, possono affidarsi ad altri sport per ridurre la frequenza media, come ad esempio il ciclismo o il nuoto, nei quali si fanno sforzi regolari per periodi di tempo maggiori – al contrario di ciò che avviene nelle gare podistiche – e proprio di questo ha bisogno il cuore per abbassare la frequenza del battito. Alternando le sedute di corsa ad allenamenti in bici o in piscina, ci si accorgerà nel giro di poco tempo che la frequenza cardiaca media si è abbassata e a giovarsene sarà non solo il fisico ma anche le prestazioni.

Il team di RunningMania

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