I differenti tipi di stretching

I differenti tipi di stretching

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Lo stretching non è tutto uguale: si tratta infatti di una disciplina molto articolata ed in continua evoluzione. Non solo: ogni tipo di stretching è finalizzato a scopi ben precisi. Vediamone alcuni.

Stretching statico
È il tipo di stretching più conosciuto ed il più semplice da eseguire. Fu codificato da Bob Anderson e consiste nell’allungare un gruppo muscolare o un muscolo preciso; essendo statico non è richiesto alcun movimento particolare e occorre raggiungere la posizione nel modo più lento possibile. I vantaggi di questo tipo di stretching sono numerosi: è semplice, non risulta faticoso e conferisce maggiore elasticità. D’altra parte però, non essendo specifico, non aiuta a migliorare la coordinazione e non rende attive le terminazioni dei fusi muscolari sensibili alla velocità di movimento.

Stretching balistico
Questa tipologia di stretching prevede dei movimenti ritmici e rapidi, rimbalzi e salti, poiché sfrutta la velocità in qualità di forza per lo stiramento. È ormai in disuso poiché viene considerato dannoso in quanto può causare stiramenti o strappi muscolari e per questo motivo ormai viene utilizzato unicamente da atleti molto preparati.

Stretching dinamico
Si tratta di esercizi a metà fra lo stretching statico e quello balistico ed i movimenti risultano controllati, senza slanci, scatti o balzi. Consiste nell’oscillare lentamente gambe e braccia in modo da portare il corpo al limite della gamma di movimenti possibili. Questo genere di esercizi in genere viene consigliato a chi pratica sport che richiedono velocità, poiché migliora l’elasticità dei muscoli e dei tendini.

Stretching passivo
Chiamato anche stretching rilassato o statico – passivo, si pratica in genere quando il muscolo agonista è poco elastico o troppo debole. È indicato dunque in caso di riabilitazione in seguito ad un’operazione e si pratica con l’ausilio di un fisioterapista, che estende oltre il movimento attivo la struttura per “rieducarla”.

Stretching attivo
In questo caso i muscoli vengono sollecitati senza utilizzare una forza esterna. Si utilizzano spesso delle resistenze come ad esempio dei pesi. Questo tipo di stretching è sicuramente il più moderno e ne esistono differenti scuole, tra cui spicca quella di Wharton.

Stretching globale attivo
Si basa sugli stiramenti globali, effettuati attraverso delle posizioni che riescono ad allungare un intero gruppo muscolare portandolo alla rieducazione. Le posture previste sono 9 ed ognuna di esse opera su un determinata catena di muscoli.

Stretching propriocettivo
Questa metodologia è basata sui meccanismi complessi che interessano i componenti coinvolti nello stiramento, vale a dire muscoli, recettori e tendini. Lo stretching propriocettivo all’inizio era utilizzato per curare i soggetti poliomielitici. Per l’esecuzione di questi esercizi è necessaria la presenza di un operatore adeguatamente preparato.

Qual è lo stretching più adatto per un runner?
Al giorno d’oggi gli atleti prediligono due tipi di stretching: quello statico non massimale e quello attivo. Col primo le possibilità di infortunio sono ridotte al minimo, inoltre si ottengono ottimi risultati in termini di elasticità. Lo stretching attivo invece, ed in particolare il metodo Wharton viene preferito poiché le posizioni vanno mantenute al massimo 2 secondi, anche se per avere efficacia deve essere eseguito al meglio.

Il team di RunningMania

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