I principi fondanti dell’allenamento

I principi fondanti dell’allenamento

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L’allenamento si basa su alcuni principi, che innescano nell’organismo dell’atleta una serie di meccanismi che permette al corpo del runner di adattarsi al training: questo adattamento è infatti lo scopo primario delle sedute di allenamento cui un atleta si sottopone.

I principi fondanti sono il sovraccarico, la progressione, la specificità, gli effetti incrociati e inversi, e l’interferenza cui si aggiunge lo stato di riposo.

Il sovraccarico si realizza quando una o più parti del corpo vengono sollecitate maggiormente rispetto alla normale attività: un esempio calzante è quello della frequenza cardiaca, che viene aumentata nel corso dell’allenamento arrivando, seduta dopo seduta, ad alzare moltissimo il livello di adattamento del cuore allo sforzo.
Per sfruttare questo principio, è necessario che tale sforzo non scenda al di sotto di una certa soglia, altrimenti i risultati che si ottengono sono praticamente nulli: questa soglia è comunemente chiamata livello di fitness. 

Direttamente conseguente al sovraccarico è il principio di progressione: mano a mano che il corpo si è adattato alla nuova condizione, il sovraccarico va aumentato in maniera graduale.
Naturalmente, l’aumento del sovraccarico atletico andrà valutato in base al livello di preparazione ed alla forma fisica del runner ed applicato di conseguenza.
Inoltre, è stato osservato che gli effetti reali del sovraccarico vengono attuati proprio tra una seduta e l’altra, a rafforzare l’importanza di un lavoro in progressione, e si annullano paradossalmente in mancanza di un periodo sufficiente di recupero, necessario perché il corpo raggiunga le sue massime prestazioni evitando infortuni.

Il principio della specificità, invece, è strettamente correlato al fatto che l’allenamento funziona peculiarmente per la muscolatura che viene trattata, e solo alcune pratiche anaerobiche permettono una progressione più generale.

Gli effetti dell’allenamento possono essere incrociati o inversi: gli effetti incrociati sono dovuti ad un meccanismo di compensazione da parte del cervello. Si è potuto infatti osservare che nel caso in cui venga allenato un solo arto, anche l’altro subirà un incremento della sua forza, dal momento che gli impulsi nervosi verranno inviati dal cervello ad entrambi gli arti.
Naturalmente gli effetti incrociati sono piuttosto limitati.
Gli effetti inversi, invece, sono più complessi, e strettamente correlati al grado di allenamento conseguito prima di una pausa sportiva, e consistono nel modo in cui i muscoli perdono di potenza dopo uno stop.
Se nella prima settimana il livello di decrescita è particolarmente alto, e la decrescita continua, molto più lenta, fino alle sei settimane dopo lo stop, dalle sei settimane in poi la potenza muscolare rimane comunque costante.
Si tratta di un principio di cui tenere conto se si ha intenzione di diminuire le sedute di allenamento o se si è subito un infortunio che costringe ad un’interruzione dell’attività sportiva.

Se si pensa che più ci si alleni più si migliori, non si tiene conto del principio, invece, dell’interferenza, secondo il quale due diversi tipi di training , come quello per la forza e quello per la resistenza, possono, per loro natura, cozzare tra loro portando a risultati ben inferiori rispetto a quelli che si raggiungerebbero con allenamenti separati.
Un buon allenatore sa come evitare che questo accada, prevedendo per esercizi che possano interferire tra loro una ciclicità e non un parallelismo, che dovrebbe attenuare o addirittura evitare la possibilità di interferenza.

 

Il team di RunningMania

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