Il cuore: la cilindrata di un runner

Il cuore: la cilindrata di un runner

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Fonte immagine: http://www.run4food.it/running-test-kalenji-t-shirt-e-top-cardio/

Il cuore potrebbe essere definito la cilindrata di un atleta, ed è importante conoscere il suo funzionamento, soprattutto se si decide di fare sul “serio”

Se si decide di fare sul serio” con il running, vale a dire trasformarlo da semplice “hobby” per tenersi in forma a vera e propria passione, diventa necessario approfondire alcuni aspetti legati alla corsa, in particolare per quanto riguarda il funzionamento del nostro organismo. Al centro di tutto per un runner c’è il cuore, ovvero il suo motore, sul quale vanno concentrate le attenzioni per preservarlo e sfruttarlo al meglio, e naturalmente potenziarlo attraverso l’allenamento.

Capire il funzionamento del proprio cuore, tramite parametri come la frequenza cardiaca, è fondamentale per abbandonare la condizione di runner principianti e diventare podisti evoluti, capaci di conoscere alla perfezione se stessi e soprattutto le proprie potenzialità, lavorando in maniera da poterle esprimere al massimo. Per poter “salire” al livello successivo, chi corre ha assolutamente bisogno di un cardiofrequenzimetro, strumento spesso sottovalutato nella corsa, soprattutto – paradossalmente – da chi dovrebbe utilizzarlo (ovvero gli appassionati che vogliono iniziare a “darci dentro”).

Grazie al cardiofrequenzimetro, infatti, è possibile sapere se si sta lavorando nel modo giusto e tali indicazioni sono ancora più importanti per i runner con una esperienza limitata; gli atleti di alto livello, pur conoscendo alla perfezione loro stessi e il loro organismo in corsa, utilizzano il cardiofrequenzimentro, dunque perché i principianti o i podisti in evoluzione pensano di poterne fare a meno? Per quanto utili possano essere, le sensazioni di un atleta non potranno mai essere precise quanto un cardiofrequenzimetro.

Chi è alle prime armi, ad esempio, per lavorare nella maniera ottimale dovrebbe mantenere una frequenza compresa fra il 65% e il 75% della frequenza cardiaca massima durante tutta la seduta di allenamento; si tratta di valori precisi difficilmente calcolabili solo con le sensazioni e senza il supporto dello strumento adatto. Tenendo d’occhio il display del cardiofrequenzimetro sarà più agevole mantenere il ritmo corretto, soprattutto per quegli atleti che per ragioni di scarsa esperienza non sono ancora in grado di farlo. Per loro sarà sufficiente stabilire la loro frequenza cardiaca massima, calcolare il 75% e il 65% di questo valore e mantenersi all’interno di questa forbice per avere un allenamento proficuo.

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Ci sono poi atleti evoluti con già alle spalle qualche anno di corsa ma non hanno mai utilizzato il cardiofrequenzimetro: eppure tale strumento può essere molto utile pure per loro! Avendo a disposizione dei riferimenti precisi, risulterà più semplice effettuare determinati tipi di allenamento, come ad esempio i lavori medi nei quali bisogna mantenere una velocità costante oppure i lunghi, in cui serve rimanere rimanere all’interno di una precisa forbice per quanto riguarda lo sforzo. Chi ha un po’ di esperienza tende quasi inconsapevolmente a correre più forte di quanto dovrebbe e questo è un errore.

Per questi runner un cardiofrequenzimetro si rivela di grande aiuto quando si lavora in progressione: si può impostare l’allenamento correndo 10 minuti a ritmo blando, poi 4 minuti fra il 70% e l’80% della frequenza cardiaca massima, 3 minuti fra l’80% e il 90%, 2 minuti fra il 90% e il 95% e infine 1 minuto al di sopra del 95%, per poi concludere con 10 minuti di corsa blanda. Un lavoro così mirato sarebbe impossibile da svolgere senza i valori precisi che un cardiofrequenzimentro è in grado di offrire.

Nemmeno i runner di alto livello possono farne a meno, sia in allenamento che in gara; soprattutto nella competizione, un cardiofrequenzimetro aiuta a trovare immediatamente il ritmo-gara migliore, eliminando quindi il rischio di partire troppo velocemente oppure troppo piano. Anche il più esperto dei runner in gara ha bisogno di un po’ di tempo per trovare il ritmo giusto, in media circa 1 chilometro: con un cardio sarà possibile farlo in un tempo decisamente minore.

Inoltre è uno strumento essenziale per specifiche sedute, come ad esempio in altura dove le condizioni sono diverse, oppure non solamente per l’allenamento: ci sono atleti che usano il cardiofrequenzimetro tutto il giorno, per tenere sempre sott’occhio le pulsazioni; in questo modo è più semplice capire se qualcosa non va: ad esempio pulsazioni a riposo più elevate della norma potrebbero essere un segnale di difficoltà nel recupero o di stanchezza.

Il team di RunningMania

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