Il riscaldamento prima della corsa: un’attività fondamentale

Il riscaldamento prima della corsa: un’attività fondamentale

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Riscaldamento, ad ognuno il suo

La prima regola di ogni sportivo, indipendentemente dal tipo di disciplina svolta, è quella di effettuare una buona sessione di riscaldamento prima di iniziare l’attività sportiva.
Il riscaldamento è indispensabile perché permette alle reazioni metaboliche di attivarsi, perché in alcuni sport (come la corsa) stimola la formazione di emoglobina, “riscalda” i muscoli evitando che si possano creare piccoli strappi, contratture o crampi, e infine lubrifica le articolazioni e favorisce l’irrorazione sanguigna.
Si tratta di una regola fondamentale: ma il riscaldamento, è bene tenerlo presente, non è uguale per tutti.
La fase di stretching varia non solo da sport a sport, ma da persona a persona, a seconda della propria impostazione fisica, dell’età, del livello di preparazione, del clima. Per prepararsi bene all’attività sportiva, quindi, non basta semplicemente fare riscaldamento, ma bisogna farlo seguendo tutte le regole necessarie. 

In base a cosa bisogna impostare il riscaldamento? Innanzitutto, bisogna tenere presente il tipo di attività sportiva che si svolge. Per esempio, il runner imposterà una sessione iniziale basata soprattutto sullo stretching degli arti inferiori, anche se non disdegnerà di coinvolgere anche tronco e braccia.
Nella pallavolo, la fase di riscaldamento sarà volta a decontrarre i muscoli delle braccia, le spalle e il torso.
Ma il riscaldamento non cambia solo a seconda del tipo di sport: cambia anche a seconda dell’atleta stesso. Un atleta esperto e prestante si dedicherà ad una fase di stretching molto più intensa, un atleta alle prime armi si accontenterà invece di un riscaldamento di base.
Se il runner deve correre i 100 metri, logicamente il riscaldamento sarà molto più intenso dato che la prestazione sportiva richiede un coinvolgimento immediato e potente di tutti i muscoli delle gambe.
La preparazione per una maratona, invece, è molto meno intensa e stimolante, in quanto in questo tipo di corsa conta soprattutto la resistenza e la respirazione.

Il riscaldamento cambia anche a seconda dell’età del soggetto. Così, un giovane runner impiegherà meno tempo nella fase di preparazione, mentre un atleta più avanti con l’età avrà bisogno di un periodo di tempo maggiore per attivare al meglio la muscolatura e le articolazioni.
Non dimentichiamo inoltre il clima, che è un fattore molto importante per determinare le tempistiche del riscaldamento. Se il clima è caldo, la fase preparatoria sarà molto più veloce (anche per non ridurre di troppo i sali minerali) rispetto a quando invece è più freddo, e quindi per lo stretching si impiega molto più tempo (ed i muscoli devono essere tenuti al caldo, per evitare traumi).
Ecco quindi che la fase preparatoria alla prestazione sportiva, che è così importante da poter concretamente influenzare l’esito della prestazione stessa, è da calibrare sulla base di diversi aspetti. Insomma, ci sono tanti tipi di riscaldamento: a ciascuno il suo.

 

Il team di RunningMania

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