Il valore di un runner attraverso la SAN, la SAE e il VO2max

Il valore di un runner attraverso la SAN, la SAE e il VO2max

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Il livello di un runner è generalmente definito dalle sue prestazioni di corsa su una determinata distanza.

Esiste però anche un altro modo per descrivere il valore di un podista ed è mediante alcuni parametri fisiologici. Questa seconda valutazione interessa in modo particolare gli studiosi, soprattutto medici e fisiologi dello sport che si propongono di prevedere la performance dell’atleta partendo da parametri testati in laboratorio o sul campo. Questo sistema tuttavia è molto complesso e può generare confusione perché i parametri considerati sono numerosi, come la capacità aerobica, la potenza aerobica, la resistenza aerobica e la capacità anaerobica. Inoltre tali grandezze sono intercorrelate e derivano dai parametri basilari del runner: il massimo consumo di ossigeno (VO2max), la soglia aerobica (SAE) e la soglia anaerobica (SAN).

La misurazione della SAN si può effettuare con il test di Conconi, nel quale si utilizza un tapis roulant o un cicloergometro e si valutano parametri come la frequenza cardiaca e la velocità o la potenza. In alternativa si può utilizzare il tempo del runner sui 10.000 m (in minuti e secondi) e la formula di Roberto Albanesi: “SAN=35.000/(60 x m+s)” con il risultato in km/h. Ad esempio un runner che corre i 10.000 m in 45 minuti avrà una SAN di quasi 13 km/h. Un’eccellente valutazione della SAE si può avere dai risultati del runner nella maratona, a condizione che l’atleta sia ben allenato e mantenga un passo costante. Il test del prelievo del lattato del runner è un altro sistema assai valido. La soglia anaerobica equivale a 3,5-4,5 mmol/l di lattato (convenzionalmente 4) e la soglia aerobica corrisponde a 1,8-3,2 mmol/l di lattato (convenzionalmente 2).

Per valutare invece il VO2max non ci sono metodi semplici, a parte le prove in laboratorio. Il ricercatore Francois Pèronnet ha però mostrato che l’atleta può reggere la fatica per un tempo di circa 7 minuti con il massimo consumo di ossigeno. La maggiore attività del sistema aerobico si può verificare se si impiega anche l’energia del sistema anaerobico, corrispondente ad una quantità di lattato tra 5 e 8 mmol/l (per convenzione 6,5). Per logica quindi il VO2max può essere misurato indirettamente attraverso la velocità che un runner riesce a mantenere per 7 minuti, cioè la massima velocità aerobica. Il test dei 7 minuti richiede che la velocità sia costante altrimenti non ha valore. Perciò occorre che il runner riceva delle indicazioni da un assistente ogni 100 m.

Esistono delle tabelle per conoscere il VO2 max secondo la distanza che l’atleta riesce a coprire in 7 minuti. Sempre Albanesi consiglia inoltre anche una formula che consente di calcolare il massimo consumo di ossigeno: “VO2max=29 x D“. Nella relazione D è lo spazio percorso in km. Quindi, per esempio, un runner che in 7 minuti percorre 1,65 km avrà un massimo consumo di ossigeno approssimativo di circa 47,85 litri al minuto. Il test dei 7 minuti consente, insieme ai valori di SAN e SAE, di conoscere se il runner ha più capacità anaerobiche o aerobiche. Nella formula “R=4.500/TR dovrebbe teoricamente coincidere con la distanza in km del test dei 7 minuti e T è il tempo del runner sui 10.000 m in secondi. Dopo aver effettuato il test, occorre confrontare il tempo sui 10.000 m con quello teorico dato dalla formula inversa “T=4.500/R“. Se il risultato è molto lontano, le capacità aerobiche sono molto basse e dovranno essere incrementate, se l’atleta intende correre distanze sopra i 10 km.

Il team di RunningMania

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