La sfida della runner Kristina ai pregiudizi sull’Islam

La sfida della runner Kristina ai pregiudizi sull’Islam

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Il running non è soltanto sfida, benessere e senso di libertà ma anche lotta per i diritti e contro i pregiudizi, come dimostra Kristina, runner svedese

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I risvolti che il running può assumere sono numerosi: non c’è soltanto la sfida contro il cronometro o contro gli avversari, oppure la ricerca del benessere psico-fisico o ancora il desiderio di libertà, ma anche la lotta per affermare i propri diritti e per contrastare i pregiudizi. La corsa incarna al meglio questi valori, come dimostrarono John Carlos e Tommie Smith sul podio olimpico di Messico ’68 con i loro pugni rivolti al cielo in segno di protesta contro le discriminazioni razziali.

Con l’obiettivo di contrastare i pregiudizi che avvolgono l’Islam tout-court, ha pensato bene di affidarsi alla corsa anche Kristina Palten, runner di Stoccolma, che ha deciso di percorrere l’Iran con il solo aiuto delle sue gambe. Un modo per far capire all’Europa che non è l’Islam il pericolo né il nemico da combattere, bensì solo le sue derive estremiste che, a ben guardare, con la religione hanno ben poco da spartire. 

La sua avventura è stata immortalata in un documentario firmato da Shamin Berkeh e André Larsson dal titolo “Alone through Iran – 1144 miles of trust”, un percorso in favore della fiducia fra le persone e contro i pregiudizi. Kristina si è lanciata in questa sorta di impresa con un bagaglio ridotto all’osso e in poco meno di 60 giorni ha corso per oltre 1800 chilometri, attraverso l’Iran dal confine occidentale con la Turchia fino a quello orientale con il Turkmenistan.

Durante il tragitto fra la città di partenza, Bazargan, e quella di arrivo, Sarakhs, Kristina ha avuto modo di entrare in contatto con la popolazione iraniana, scoprendo generosi negozianti che le hanno offerto cibo e acqua per poter affrontare il suo lungo viaggio, avvicinandosi a ragazze con il velo che l’hanno accompagnata per brevi tratti di corsa e attirando la curiosità di molti bambini, che l’hanno incitata battendole il cinque. Al suo arrivo, la donna ha trovato un cartello che, in svedese, recitava “Benvenuta Kristina”: la dimostrazione tangibile di quanto lo sport, e in primis la corsa, siano in grado di abbattere le barriere e unire gli esseri umani.

Il team di RunningMania

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