L’attività di mantenimento

L’attività di mantenimento

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Ogni atleta lo sa: notare nel proprio organismo e nelle proprie prestazioni sportive delle fluttuazioni, a prescindere dall’impegno nell’allenamento, è una cosa assolutamente normale.


Ci sono però delle attività che aiutano il mantenimento della forma fisica e delle prestazioni allo stato ottimale raggiunto con l’ultima seduta di training.

Per mantenere costante il livello aerobico raggiunto, tale programma è incentrato su un minore sovraccarico, che riduce il carico di lavoro tenendo però lo sforzo costante.
In uno studio dei primi anni Ottanta, per raggiungere lo scopo è stato ideato un preciso protocollo di allenamento da seguire.

L’allenamento iniziava con un periodo di costruzione misto di utilizzo di ciclo ergometro e di corsa per quaranta minuti in sei sedute giornaliere a settimana.
Questo allenamento è stato protratto per dieci settimane, nelle quali si è osservato negli atleti un aumento lineare e progressivo del massimo consumo di ossigeno.

Dopo questo comune periodo, il gruppo osservato è stato diviso in diversi sottogruppi per analizzare meglio il mantenimento raggiungendo quello ottimale. 

Nella prima ipotesi due sottogruppi hanno continuato ad allenarsi con la stessa intensità e durata, ma riducendo la frequenza delle sedute a quattro e due a settimana a seconda del gruppo: in questo caso, il consumo del livello di ossigeno è rimasto pressoché invariato.

In un secondo caso, invece, ad essere ridotta è stata la durata dell’allenamento, mantenendo invece frequenza ed intensità: uno dei due gruppi ha ridotto i minuti di training a 13, l’altro a 26.
Anche in questo caso il consumo massimo di ossigeno è rimasto invariato, e di conseguenza la prestazione ottimale degli atleti perfettamente mantenuta.

Infine, si è provato ad intervenire sull’intensità, la quale è stata diminuita di un terzo per tutti gli atleti, che hanno mantenuto la frequenza di sei sedute settimanali e la durata di quaranta minuti.
Solamente in questo caso, i ricercatori hanno potuto constatare un abbassamento del livello massimo di ossigeno consumato, e di conseguenza una rilevante penalizzazione dei risultati raggiunti dagli sportivi.

Ne emerge che quello che davvero permette di mantenere al massimo livello le proprie prestazioni è l’invariato sforzo cui viene sottoposto l’organismo.
Ciononostante, il limite della ricerca del 1981 è quello di intervenire esclusivamente su una grandezza, ovvero quella del consumo di ossigeno: probabilmente, infatti, tenendo conto di altri fattori come produzione di glicogeno oppure capacità di sopportare il sovraccarico da parte dell’organismo, tali risultati risulterebbero diversi, se non completamente stravolti.

Se si vuole mantenere invece la forza, a prescindere dagli studi dei ricercatori statunitensi degli anni Ottanta, un consiglio per il runner può essere quello di sfruttare a proprio vantaggio la presenza delle salite sul proprio percorso, che contribuiscono ad una maggiore sollecitazione a parità di frequenza e durata della seduta di allenamento, mantenendo quindi al meglio le grandezze raggiunte.

 

 

 

Il team di RunningMania

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