L’importanza del planning alimentare nella corsa: ecco alcuni consigli utili

L’importanza del planning alimentare nella corsa: ecco alcuni consigli utili

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Per ottimizzare le prestazioni e mangiare in modo sano, ogni runner dovrebbe impostare un planning alimentare adeguato: ecco come fare.

Chiunque pratichi running, a livello professionistico o semplicemente amatoriale, conosce bene l’importanza di stilare una “time table” dei propri allenamenti, in modo da distribuire nell’arco della settimana le sedute di corsa e quelle di scarico (se non in palestra). Allo stesso modo, ogni runner che si rispetti dovrebbe diventare il planner alimentare di se stesso: decidere cosa si cucinerà in concomitanza di ogni seduta di training, organizzare le uscite per la spesa e sapere anche come sostituire una pietanza con un’altra è fondamentale per ottimizzare le proprie prestazioni.

PLANNING E STILI DI VITA – L’aspetto più importante del pianificare in anticipo cosa si mangerà nel corso della settimana è quello di risparmiare tempo ed evitare il cosiddetto “approccio emozionale al cibo”. Infatti, spesso capita di fare la spesa o di mettersi ai fornelli senza avere un’idea chiara di cosa si ha voglia, rischiando di acquistare prodotti inutili o preparare sempre gli stessi piatti. Dunque, preferibilmente di domenica, andrebbe stilato un piano alimentare, stabilendo cosa cucinare giorno per giorno e i momenti in cui andare al supermercato. È bene tenere a mente che organizzazione non vuol dire essere ossessionati o puntigliosi: considerati i ritmi frenetici delle giornate, nel corso delle quali si cerca di conciliare lavoro e hobby, avere dei piccoli “schemi precompilati” aiuta molto dal punto di vista dell’auto-consapevolezza.

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RAGIONARE PER “TASSELLI MOBILI” – Ovviamente, quando si parla di pianificazione alimentare non si fa mai riferimento a un modello standard e valido per tutti: si tratta solamente di indicazioni di massima che andranno declinate in base alle esigenze di ognuno e all’approccio che si ha quando si cerca di trovare il tempo di allenarsi tra un impegno e l’altro. Il principio da seguire per stilare questa “time table” applicata alla dieta è quello dei “tasselli mobili”, ovvero prevedere la presenza di determinati piatti (e, se possibile, anche la loro frequenza), in modo da avere poi l’elasticità mentale di saperli collocare o cambiare a seconda delle esigenze e degli imprevisti, ma facendo in modo che non manchino mai.

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UNA CULTURA ALIMENTARE – Fatte salve le ovvie restrizioni per chi pratica running (cibi con grassi in eccesso, dolci confezionati, ecc.), l’ideale è stilare una lista delle ricette e poi collocarle nei vari giorni: affidarsi al caso, dimenticando cosa si è cucinato il giorno precedente, è il modo migliore per distribuire male i carichi proteici e di carboidrati, inficiando così l’allenamento quotidiano. Secondo gli esperti di Medicina dello Sport, tra le regole auree c’è quella di non eccedere oltre le tre-quattro pietanze di carne nei quattordici pasti settimanali, ma anche di fare una colazione abbondante, non saltare mai gli spuntini e consumare almeno due porzioni giornaliere di verdura: per quanto riguarda infine le quantità e le grammature, ognuno farà riferimento al proprio piano dietetico. Insomma, il segreto per diventare un perfetto runner non sta solo nel riscontro cronometrico, ma anche nell’apprendere una cultura alimentare, tenendo a mente che i “diktat” e gli atteggiamenti rigidi sono sempre deleteri, in pista come pure in cucina.

 

 

Il team di RunningMania

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