Lo stretching: cos’è e come farlo al meglio

Lo stretching: cos’è e come farlo al meglio

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Stretching: capire il significato di una parola ormai comune

Lo stretching (dall’inglese “to stretch”, allungare) è una metodica d’allenamento che, se utilizzata correttamente e con costanza nel tempo, migliora la mobilità muscolare.
Oggi si parla davvero molto di questa pratica d’allenamento, che si descrive come perfetta per iniziare un’attività sportiva o anche semplicemente per rilassarsi e per iniziare bene la giornata.
Inoltre si discute molto sui suoi effetti benefici, che si tradurrebbero in una diminuzione del livello di stress, in un miglioramento dell’elasticità muscolare e tendinea, nella maggiore flessibilità fisica e più in generale nella prevenzione dei rischi di traumi articolari o muscolari come strappi, lacerazioni, crampi ecc.
Ma davvero lo stretching è così semplice da effettuare? Davvero chiunque, al netto di ogni conoscenza anatomica o fisiologica, può trarre benefici sicuri da questa attività descritta come semplicissima e anche divertente? E davvero tutti, o quasi tutti, sono capaci di fare correttamente questo allenamento?
In realtà si conosce abbastanza poco di questa disciplina che, al pari di ogni altra attività fisica, se eseguita in modo scorretto non solo può non comportare alcun beneficio al fisico, ma può anche fare male.

La conoscenza base per comprendere lo stretching

Per poter davvero capire i meccanismi alla base di questa interessante metodica d’allenamento, è necessaria almeno un’infarinatura delle nozioni di “elasticità” e “flessibilità” delle quali tanto si parla in relazione allo stretching. Non solo: bisogna anche avere presenta come sia fatto un muscolo, avere quindi delle basi anatomiche. Senza un’adeguata formazione in questi termini, l’attività di stretching può non portare a dei risultati, o produrne di dannosi (si pensi ad esempio alla rottura o stiramento di un muscolo che viene sollecitato con troppa intensità e senza che vi sia un adeguato allenamento).
Bisogna quindi comprendere come funzionino i muscoli, o meglio la muscolatura striata. In questo tessuto del nostro corpo sono presenti degli organi di controllo, che vengono convenzionalmente chiamati “organi del Golgi” e fusi neuromuscolari. Questi elementi sono dei recettori che controllano il movimento, anche se in maniera e con velocità differenti. Dopo una manciata di secondi di allungamento di un muscolo, questi recettori percepiscono la stimolazione, ed entrambi vengono coinvolti nella fase seguente: quella del riflesso. Infatti anche i muscoli hanno dei riflessi, che esistono allo scopo di mantenere il tessuto tonico, e che quindi si attivano quando percepiscono un allungamento del muscolo.
Ogni qualvolta che un muscolo viene allungato (ed è proprio il caso dello stretching), i recettori muscolari intervengono contrastando l’allungamento, tentando di fare contrarre il tessuto.
Gli “organi del Golgi” intervengono anch’essi in caso di eccessivo stiramento o, al contrario, di eccessiva contrazione del muscolo.
Se, per diverse ragioni, il controllo degli organi del Golgi viene disattivato, è possibile che la conseguenza sia un trauma del muscolo.

Una buona cultura per un buon stretching

Si capisce quindi quanto sia importante la preparazione tecnica anche in un campo ritenuto “alla portata di tutti” come quello dello stretching.
Bisogna sempre assicurarsi di sapere che tipologia di esercizi si sta per fare, e nel caso affidarsi ad un allenatore esperto, evitando consigli improvvisati o magari esercizi improbabili, come oggi se ne trovano tanti anche fra le pagine del web.
Le conseguenze potrebbero essere davvero dannose per la salute del corpo.

Il team di RunningMania

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