Meglio allenarsi sul tempo o sulla distanza?

Meglio allenarsi sul tempo o sulla distanza?

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Il cervello dell’essere umano è in grado di gestire il tempo e la distanza, ma lo fa in due modi diversi e questo ce lo dice la scienza. Nel caso specifico di un runner, sono più semplici le prove in cui la misura da tenere in considerazione è la distanza, poiché quando il traguardo è “visibile” diventa più agevole gestire lo sforzo e ottimizzarlo, accelerando nel finale. I riferimenti sono minori, invece, quando la prova è a tempo e per questo la gestione risulta più difficile. Nelle prove contro il tempo, però, si riesce a mantenere con maggior facilità un passo costante.

Al contrario, nelle ripetute su distanze definite, in genere si corre più veloci. Come si può vedere, dunque, c’è una differenza fra la corsa basata sulla distanza e quella in cui si deve tener conto del tempo. Quale delle due risulta migliore per allenarsi e incrementare le proprie performance? Fornire una risposta univoca a tale domanda non è semplice, perché entrambi i tipi di allenamento possono essere utili, ma allo stesso modo tutti e due presentano degli svantaggi.

La corsa a tempo può servire per sviluppare il senso dello sforzo, capire qual è il ritmo massimo che il corpo può sostenere in un determinato arco di tempo e questo tipo di allenamento è molto utile in chiave agonistica. Avendo solo il tempo come riferimento, si è portati ad “ascoltare” di più il proprio organismo, cogliendo i segnali che esso manda e sviluppare così una maggiore sensibilità; per avere però conferma delle proprie sensazioni, al termine della prova, con il Gps o un’applicazione dedicata si devono verificare la velocità e la distanza percorsa, per avere un riscontro oggettivo.

temps-chaud2-400La corsa sulla distanza è utile invece per focalizzarsi sul ritmo di gara e, grazie ai riferimenti più precisi, capire se bisogna andare più veloci oppure si può rallentare e gestire meglio lo sforzo. Tale tipologia di allenamento si rivela più efficace per la preparazione di una gara, soprattutto se l’allenamento si fa in pista, dove i riferimenti sono ancora maggiori dato che a disposizione si hanno le linee orizzontali della pista e le curve. Senza dimenticare che il traguardo a vista aiuta a spingere di più nel finale, trovando le risorse per aumentare la propria velocità.

Il problema è che pure con i riferimenti precisi e continui della corsa sulla distanza, ci sono dei runner che commettono degli errori, soprattutto quelli che hanno approcciato da poco la corsa. Nelle prove ripetute, infatti, ci sono atleti che accelerano nel finale, andando a sprintare e dimostrando così di aver tenuto delle energie di riserva; in questi casi, sarebbe meglio provare a tenere un ritmo più sostenuto, invece di andare al risparmio per poi accelerare nel finale della prova. Lo schema lento-con finale veloce ha senso in gara, non durante l’allenamento.

Quest’ultimo serve proprio per incrementare le performance e far rendere un runner al meglio. In conclusione, gli allenamenti sul tempo e sulla distanza sono entrambi utili; i primi nella fase iniziale della preparazione di una gara e fino a due settimane prima dell’appuntamento agonistico. Il secondo tipo di allenamento, invece, è più specifico per la competizione e va svolto a ridosso della gara. L’alternanza fra allenamenti sul tempo e sulla distanza è un buon sistema per variare la preparazione e darle maggiore completezza.

Il team di RunningMania

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