Perché diventare un triatleta

Perché diventare un triatleta

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Perché il triathlon è uno sport così speciale? Perchè ha quelle caratteristiche che nessun altro sport possiede!

Non c’è bisogno di aver partecipato o anche solo assistito a una gara di triathlon, magari a un Ironman, per rendersi conto della grande fatica che presuppongono questo tipo di prove. La corsa, il triathlon, ma anche il ciclismo e il nuoto, sono infatti sport che hanno in comune qualcosa di estremamente importante, ovvero il rispetto per la fatica. Gli atleti che praticano questi sport sanno bene che, senza mettersi in gioco al 100%, senza la fatica degli allenamenti e di gare spossanti, spesso all’ultimo respiro, non si ottiene alcun risultato; per lo meno, nessun risultato realmente significativo, di cui andare fieri. Ed è proprio per questo motivo che, pur non essendo la corsa o il ciclismo degli sport di squadra, l’empatia e la solidarietà tra gli atleti solitamente sono fortissime. Il merito, se così si può dire, è proprio di questa fatica: tanto più è profonda, quanto più tende a far sentire gli atleti vicini, facendo crescere in maniera esponenziale quella particolare sensazione di accomunamento e di solidarietà che si instaura sovente tra chi pratica lo stesso sport. 

Inoltre, sempre gli sport di cui abbiamo parlato sinora – sport di endurance – posseggono una forte componente epica che nasce dalla forza di volontà, dalla tenacia e dalla profonda determinazione che sono necessarie per raggiungere l’obiettivo, ovvero il traguardo (o meglio, i traguardi che di volta in volta ci si pone e che sono sempre un gradino più su, un po’ più difficili da raggiungere dei precedenti). A differenziare il triathlon, la corsa o il ciclismo dagli altri sport, soprattutto quelli di squadra come il calcio o la pallavolo è che, mentre solitamente in questi ultimi c’è sempre una squadra che vuole prevalere sull’altra e lo sport è sempre “contro” qualcuno, nel caso dei podisti o dei triatleti l’obiettivo finale non è quasi mai battere l’altro, l’avversario, bensì superare se stessi. La prima, fondamentale gara, quella che preme vincere, è con se stessi: superarsi vuol dire migliorare, vuol dire convertire la fatica in successo, le dure ore di allenamento nella sana euforia di chi ha la consapevolezza di avercela fatta. Certo, è innegabile che questa filosofia sia pervasa da una vena di masochismo, ma qualsiasi runner degno di questo nome ritiene che la soddisfazione di portare a termine il proprio percorso di preparazione, raggiungendo il traguardo che si era prefissato, sia di gran lunga meglio che segnare dieci goal.

Come il triathlon, poi, non c’è praticamente nulla. Sì, perché questa disciplina racchiude in sé tre sport, ma non è la semplice somma di essi: al contrario, è uno sport a sé, impegnativo ed esaltante come pochi. Prepararsi a una gara di triathlon richiede una fatica incredibile, soprattutto per chi lo fa ad alti livelli (pensiamo per esempio ad atleti del calibro di Alessandro Fabian, Daniel Fontana e Martina Dogana). La passione per lo sport, da sola, non basta. Occorrono anche equilibro, dedizione e soprattutto una disciplina di cui in molti altri sport si può fare a meno. Nel triathlon no, anche perché i tre sport di cui consta interagiscono tra loro e si influenzano. Addirittura, negli allenamenti combinati si uniscono due discipline in una, sfidando il proprio corpo e le proprie capacità per dare sempre di più. Scoraggiarsi è vietato: ci saranno sempre momenti bui in cui si avrà voglia di mollare tutto, ma il divertimento genuino garantito da questo sport impedirà che ciò avvenga.

Il team di RunningMania

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