Praticare il running in gravidanza

Praticare il running in gravidanza

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Sono molte le runner che, quando scoprono di aspettare un bambino, si chiedono se sarà il caso o meno di continuare il proprio regolare training anche nei nove mesi di gravidanza.


Sebbene fino a poco tempo fa tale stato era considerato quasi al pari di una patologia invalidante, da alcuni anni a questa parte si sta cercando di riscattarlo come uno dei momenti più importanti e delicati per la vita di una donna, ma che non per questo deve costringere all’immobilità.
Lo sport in gravidanza, quindi, se in una condizione di salute della futura mamma e del feto e seguito dal ginecologo, non fa male, anzi.

Innanzitutto, è importante che la runner chieda consiglio al proprio medico, il quale, prima di decidere se farle praticare o meno l’allenamento, richiederà probabilmente delle analisi: ci sono infatti una serie di nutrienti e di vitamine che sono necessarie per una corretta crescita del feto, e che in caso di carenza debbono essere integrati e potrebbero inficiare negativamente la corsa.

A differenza, invece, delle credenze popolari tradizionali, una donna incinta non deve assolutamente mangiare per due, anzi, deve seguire necessariamente uno stile di vita ed una dieta alimentare adeguata ma non eccessivamente calorica rispetto al suo normale fabbisogno: un improvviso ed importante aumento ponderale rende molto difficile e potenzialmente pericoloso il continuare con il proprio training.

Se non si è preso troppo peso ed il medico acconsente, però, si può continuare il proprio training, tenendo però conto di due importanti fattori che, se tralasciati, possono dare seri problemi al feto e rischiose complicazioni alla gravidanza stessa: l’aumento delle pulsazioni cardiache e l’aumento della temperatura corporea.

Le pulsazioni hanno dei limiti precisi in relazione all’età della futura mamma: se per una ventenne, infatti, possono arrivare senza problemi a circa 155 battiti, per una ultraquarantenne non devono superare i 140 battiti al minuto.
Anche la temperatura non deve aumentare troppo per non dare problemi al feto, quindi sarà importante non solo mantenere basso il ritmo della corsa, senza arrivare mai ad avere il fiatone, stato che potrebbe compromettere la trasmissione di ossigeno al feto, ma anche dedicare al training le ore meno calde della giornata, senza mai affaticarsi troppo.

Spesso è possibile continuare con l’allenamento nei primi mesi, per poi fermarsi nel terzo trimestre, a causa del peso del feto e della pancia divenuta troppo ingombrante: per effettuare un training ottimale per le runner più allenate è possibile continuare con una frequenza di quattro sedute di training del massimo di 50 minuti l’una, ma sempre pronte a cogliere ogni invito dell’organismo a fermarsi.
Inoltre, una runner incinta non deve mai correre con lo stimolo della fame oppure avendo mangiato troppo: meglio mantenere un regime che preveda pochi e numerosi spuntini nel corso della giornata.

Infine, è importante non dimenticare che, come risultato da diversi studi, l’attività fisica costante prima e nei mesi iniziali della gravidanza sembra aiutare a prevenire il diabete gestazionale, che colpisce moltissime donne e che può essere non solo pericoloso per mamma e bambino ma anche causa, dopo il parto, del diabete mellito di tipo 2.

 

 

Il team di RunningMania

 

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