Quanto incide sul runner il tipo di terreno su cui correre?

Quanto incide sul runner il tipo di terreno su cui correre?

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Molti podisti sono del parere che sia preferibile correre su terra battuta o su pista in tartan, piuttosto che sul cemento; insomma fare attenzione al terreno che si sceglie per correre è molto importante. Sebbene quest’ultimo assunto sia innegabile, anche per limitare al minimo i rischi di infortuni e le ripercussioni su ossa, tendini e muscoli, sarebbe meglio non generalizzare. Oltre alle differenti tipologie di terreno bisognerebbe infatti tenere in considerazione anche lo stile ed il ritmo di corsa che si intraprende, se versata più sulla resistenza o sulla velocità, ma anche il genere di scarpa utilizzata, la quale scelta sul mercato è a dir poco vasta, e non ultimo, il tipo di runner in questione, se professionista o principiante.

Le variabili dunque sono numerose e la questione non può essere ridotta unicamente al tipo di terreno che si sceglie per la corsa. Tuttavia, il primo elemento di cui tener conto quando si affronta tale tematica è anzitutto l’aspetto meccanico – anatomico. L’impatto di un podista col terreno viene trasmesso alla sua struttura anatomica che provvede prontamente ad attutire l’attrito ed il “colpo” attraverso l’azione ammortizzante del suo complesso sistema di muscoli, legamenti ed articolazioni. Causa primigenia di questa “catena” di ammortizzazioni dovrebbe essere il terreno sul quale si corre e per questo motivo assume un’importanza di rilevo.

Ogni terreno presenta le sue peculiarità: il cemento ad esempio è in genere sconsigliato poiché si tratta di una superficie molto dura che provoca un impatto terreno/piede molto forte e che induce ad un’usura precoce le strutture ammortizzanti del nostro corpo. L’asfalto invece, al contrario del pensiero comune, pur essendo anch’esso rigido, affatica di meno i muscoli anche se d’altra parte sollecita in maniera più massiccia i tendini e non allena affatto il piede ai tipici adattamenti stabilo- muscolari legati al running. In confronto alla sabbia e alla terra battuta, l’asfalto ha però il vantaggio di essere più regolare e dunque espone in percentuale minore agli infortuni dovuti alle irregolarità del terreno quali buche, avvallamenti e sassi. Per questi motivi l’asfalto è sicuramente il fondo più adatto per i runner alle prime armi o per i velocisti, che hanno più bisogno di concentrarsi sulla tecnica di corsa e sugli scatti veloci.

I terreni più adatti per il running rimangono però i sentieri in terra battuta poiché presentano l’ammortizzazione migliore, benché non consentano velocità troppo alte. Anche i prati con erba corta e regolare, come ad esempio i campi di calcio, sono un buon fondo da corsa e sono perfetti per chi si sta riprendendo da un infortunio; meglio evitare invece i prati con erba alta, poiché fra i ciuffi d’erba possono nascondersi molte insidie ed irregolarità nel terreno che non si possono prevedere. Anche i terreni fangosi, le pietraie ed i ghiaioni non sono l’ideale per la corsa: troppo irregolari, creano fatica inutile ai fini dell’allenamento, senza contare che vi è un rischio elevato di incorrere in distorsioni e slogature. Totalmente da bandire infine la sabbia asciutta: sollecita troppo le articolazioni, specialmente le caviglie, pertanto se proprio si desidera correre in riva al mare è preferibile optare il bagnasciuga che, grazie alla sua maggiore compattezza, sollecita in misura minore la struttura scheletrica.

 

Il team di RunningMania

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