Running, la sindrome degli ischiocrurali: ecco come riconoscere e curare la “falsa sciatalgia”

Running, la sindrome degli ischiocrurali: ecco come riconoscere e curare la “falsa sciatalgia”

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Quella che molti confondono con la sciatalgia è in realtà una delle patologie più diffuse tra i runners: vediamo cos’è la cosiddetta sindrome degli ischiocrurali e come si può curarla.

Uno dei disturbi più diffusi tra coloro che praticano running è la sindrome degli ischiocrurali: tuttavia, questa patologia viene spesso confusa con una “falsa sciatalgia” e non adeguatamente curata. Proviamo di seguito a definirne l’eziologia, individuandone anche i sintomi e, infine, le terapie da adottare.

LE CAUSE E I SINTOMI – Gli ischiocrurali sono un gruppo di muscoli situati nella parte posteriore della coscia e comprendono il bicipite femorale, il muscolo semitendinoso e quello semimembranoso: essendo fondamentali nella corsa, sono i primi a risentire degli effetti della fatica, di difetti posturali o anche di un’errata scelta delle scarpe da running. Tuttavia, non è facile riconoscere il momento in cui subentra una sindrome ischiocrurale e molti runners tendono a scambiarla per un principio di sciatalgia. Infatti, i sintomi non sono immediatamente riconoscibili e possono manifestarsi con un dolore all’ischio o nella parte posteriore della coscia, ma anche con una lesione dei muscoli flessori. Inoltre, non è raro che vengano confusi con delle fitte di tipo sciatalgico, pur non interessando il nervo sciatico: tra i campanelli d’allarme ci sono anche i dolori avvertiti nello stretching, nell’estensione della coscia (le contrazioni eccentriche) e la difficoltà nello stare seduti a lungo senza avvertire delle fitte.

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EVITARE LE “RICADUTE” – Come spiegano gli esperti di Medicina dello Sport, spesso i runners confondono questo fastidio con dei dolori che hanno origine nella colonna vertebrale. Per questo motivo, è importante “ascoltare” il proprio corpo anche durante il training: sovraccaricare gli ischiocrurali con allenamenti eccessivi è una delle principali cause di infortuni quali microtraumi al tendine e problematiche che poi diventano croniche, inficiando gravemente l’attività sportiva. Secondo alcuni studi, la maggior parte dei runners che subisce un infortunio simile ha elevate probabilità di “ricaduta” proprio perché non sa affrontare correttamente il problema.

GLI ESAMI CLINICI – Per quanto riguarda la diagnosi della sindrome, è consigliabile sottoporsi a degli esami radiologici se il runner soffre contestualmente di una lombosciatalgia: in questo caso basta un’ecografia e una risonanza magnetica per individuare il problema; nel caso in cui i riscontri siano negativi, conviene sottoporsi anche a una tomografia computerizzata del carrefour ischiatrico. Uno “screening” clinico completo dovrebbe prevedere, nel caso di concomitanti problemi alla schiena o di un interessamento del muscolo piriforme, anche una visita alla colonna vertebrale.

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DUE DIVERSE TERAPIE – Per quanto concerne le terapie, in genere si ricorre a cure “conservative”, ovvero i massaggi e la fibrolisi diacutanea eseguita da un fisioterapista: a queste vanno in seguito abbinati degli esercizi di stretching concordati col proprio medico. Solamente nei casi più gravi, laddove le suddette terapie dovessero fallire, vanno prese in considerazione quelle “invasive” come un intervento chirurgico che, però, è molto delicato e andrebbe eseguito da un ortopedico esperto. In entrambi i casi, la ripresa dell’attività sportiva deve essere graduale: oltre a valutare l’adozione di un plantare che corregga l’appoggio del piede, il runner dovrà privilegiare inizialmente i percorsi pianeggianti e che non richiedono sforzi eccessivi.

 

Il team di RunningMania

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