Running: scarpe, corsa “minimalista” o piedi nudi? Tutte le teorie, “earthing” compreso, ai raggi X

Running: scarpe, corsa “minimalista” o piedi nudi? Tutte le teorie, “earthing” compreso, ai raggi X

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Dai tempi della maratona vinta da Abebe Bikila alle Olimpiadi di Roma nel 1960, nel running la corsa a piedi nudi rappresenta un’icona affascinante. E molti runners l’hanno abbracciata, parlando di benefici evidenti per il fisico ottenuti lasciando da parte le scarpette da corsa. Ma è veramente così? Quali sono i pro e i contro della corsa a piedi nudi? All’università americana di Harvard i membri dello Skeletal Biology Lab hanno provato a rispondere a questa domanda, cercando di capire se i moderni modelli di scarpe, spesso con una suola estremamente sottile e disegnati anatomicamente per rispondere alle esigenze dei runners, possono replicare e superare i benefici della corsa a piede scalzo.

In tempi recenti hanno preso sempre più piede i cosiddetti ‘rearfoot strikers‘, ovvero coloro che adattandosi ai più moderni modelli di scarpe da running, corrono appoggiando prima il tallone piuttosto che la punta. Nella sua analisi tra pregi e difetti della corsa a pedi scalzi, il Skeletal Biology Lab è partito proprio dalla rilevazione del fatto che gli infortuni per i corridori sono considerevolmente aumentati con questo tipo di tecnica, piuttosto che diminuire. L’analisi si differenzia comunque tra la corsa cosiddetta minimalista, in cui la calzatura è presente ma rappresenta come una sorta di guanto per il piede, riducendo davvero al minimo l’impatto della scarpa sullo stile della corsa, e quella a piedi scalzi vera e propria. In stile Bikila per intendersi, in cui cambia completamente il punto di appoggio del piede, la sollecitazione di tendini e muscoli e tutta la distribuzione del carico di lavoro.

I runners minimalisti possono lanciarsi nella rincorsa delle loro imprese solo ed esclusivamente in possesso di un piede sano e senza anomalie. Si tratta infatti di uno stile di corsa che richiede un lungo periodo di adattamento. Non mancano i benefici riguardani la postura e, con il tempo, l’acquisizione di forza e resistenza sempre maggiori nello stile della corsa. Se il piede presenta problemi, anomalie o infortuni pregressi è necessaria invece la consulenza di un ortopedico per riuscire a capire come una calzatura minimalista possa adattarsi alle caratteristiche del proprio fisico. Nella corsa a piede completamente scalzo bisogna evitare di essere ‘rearfoot strikers’, che aumenta lo stress per l’arto ed in generale anche per tutto l’apparato muscolare e scheletrico, oltre a diminuire l’efficacia delle prestazione e conseguentemente rallentare la velocità della corsa.

La corsa a piedi nudi viene caldamente raccomandata dai sostenitori del cosiddetto ‘earthing‘, con i professori Karol e Pawel Sokal grandi divulgatori di questo tipo di teoria. Infiammazioni, dolori e problematiche del piede e delle fasce muscolari sarebbero cariche positive che vanno neutralizzate con gli elettroni rilasciati dal terreno. Si tratterebbe in questo caso di cariche negative che andrebbero completamente a riequilibrare l’armonia del corpo, cosa che con le suole isolanti delle scarpe da running non sarebbe invece possibile. Camminando a piedi nudi sul terreno i benefici della terra si estenderebbero automaticamente al corpo, ricaricandolo e permettendo così un aumento della resistenza per i runners assolutamente notevole. Problemi come osteporosi, errata postura o persino disfunzioni del sonno secondo i due Sokal potrebbero essere efficacemente curati grazie all’earthing.

Il team di RunningMania

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