Sindrome della bandelletta ileotibiale: scopriamo di cosa si tratta

Sindrome della bandelletta ileotibiale: scopriamo di cosa si tratta

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La sindrome della bandelletta ileotibiale è un problema col quale molti runner si trovano a fare i conti: vediamo nel dettaglio cos’è e come trattarla

La sindrome della bandelletta ileotibiale (erroneamente chiamata anche bandelletta tibiale) è un disturbo che colpisce principalmente chi pratica running e non è un caso che sia nota pure con il nome di “ginocchio del corridore”. Si tratta di un’infiammazione localizzata nell’area ileotibiale, ovvero la parte laterale-posteriore della coscia in prossimità del ginocchio. Oltre ai podisti, in genere può soffrirne anche chi gioca a calcio, a pallavolo e a basket.

La sindrome della bandelletta ileotibiale viene ritenuta una sindrome da sovraccarico (come, ad esempio, la tendinopatia del tendine d’Achille) e a causarla può essere una predisposizione – in primis il varismo della tibia o quello del ginocchio – oppure condizioni sportive o ancora il sovrappeso del runner. Correre in prevalenza su superfici inclinate o su fondo irregolare può portare ad un’infiammazione della zona ileotibiale, insieme a chilometraggi eccessivi oppure ad un aumento improvviso dei carichi di lavoro in allenamento.

È il caso questo dei principianti che, presi dall’entusiasmo, tendono a bruciare le tappe e ad aumentare i chilometri dei loro allenamenti non in maniera graduale. Infine fra le cause che possono innescare questo disturbo si annoverano anche gli allenamenti specifici per incrementare la forza esplosiva effettuati ad un’intensità eccessiva.

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Quali sono i sintomi di tale sindrome? Nella maggior parte dei casi si manifesta un dolore nella parte laterale del ginocchio, che diventa acuto quando il ginocchio si flette a circa 30 gradi. Attraverso un’ecografia o una radiografia si può giungere alla diagnosi di sindrome della bandelletta ileotibiale: come si interviene per risolvere il disturbo? Il primo strumento efficace che il runner ha a disposizione è il riposo. Dato che il dolore è acuto solo in certi casi, il podista tende a sottovalutare il fastidio e a continuare gli allenamenti, portando così la situazione ad aggravarsi.

Non appena viene riscontrata la sindrome, bisogna interrompere gli allenamenti e imporsi un periodo di riposo di circa 20 giorni. Nel caso il dolore dovesse persistere, è necessario rivolgersi ad un ortopedico che procederà con i trattamenti del caso (infiltrazioni di anestetico, laserterapia, tecarterapia e ultrasuoni sono gli interventi più diffusi) per consentire la guarigione. Soltanto dopo il completo recupero si potrà ricominciare a correre.

Il team di RunningMania

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