Tecnica di corsa: l’appoggio al suolo

Tecnica di corsa: l’appoggio al suolo

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Fonte immagine: http://www.ilcoach.net/atletica-leggera/allenamento/influenza-della-stiffness-nella-corsa-prolungata/

La scienza ci dice che fra avampiede e tallone non c’è una tecnica di appoggio da preferire, tuttavia potrebbe essere utile soffermarsi su questo aspetto

Un modo migliore degli altri per correre non esiste: è da questo assunto che bisogna partire quando si parla di tecniche di appoggio nella corsa, e a rivelarlo è stata la scienza che ha studiato la biomeccanica della corsa giungendo alla conclusione che l’appoggio sull’avampiede o sul tallone hanno uguali vantaggi e svantaggi. In sostanza, ogni runner ha il suo modo di correre in base alle sue caratteristiche.

Il miglior modo di correre per un podista è quello che lo fa correre meglio e limitando al minimo, o azzerando, il rischio di infortuni. Ci sono molti runner che sostengono che la corsa con appoggio sull’avampiede sia quella più corretta poiché alla base del natural running, ma si tratta di una credenza da sfatare: sono tanti gli atleti di altissimo livello che corrono appoggiando sul tallone, quindi almeno teoricamente nel modo sbagliato e ciononostante sono dei top runner. correre

La stragrande maggioranza dei podisti corre con l’appoggio sul tallone e un’analisi effettuata durante alcune maratone ha svelato che maggiore è la distanza che un runner copre, più tenderà ad appoggiarsi sul tallone, per sopportare meglio la fatica; perché questo avviene? Poiché si sfrutta l’ammortizzazione della scarpa per il lavoro meccanico che i muscoli non sono più in grado di svolgere con l’efficienza iniziale. È facile intuire, dunque, come la biomeccanica della corsa non si basi solo sull’appoggio.

Bisogna guardare, infatti, alla geometria intera del corpo: atterrare sul tallone non è di per sé sbagliato, ma lo diventa quando lo si fa con la gamba tesa e col piede molto oltre il bacino, poiché in questo modo si carica sul tallone il peso del corpo, con un assorbimento errato dell’impatto. Per ridurre il rischio di farsi male, quindi, è necessario non atterrare con la gamba tesa ma leggermente piegata e per farlo diventa indispensabile aumentare la cadenza, ovvero il numero di volte al minuto in cui si appoggia il piede a terra; una cadenza corretta prevede almeno 180 passi al minuto. Un numero inferiore, infatti, porta ad appoggiare il piede a terra con la gamba tesa, aumentando il pericolo di infortuni.

 

Il team di RunningMania

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