Tutto quello che c’è da sapere sulla falcata

Tutto quello che c’è da sapere sulla falcata

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Nell’ambito del running si nomina spesso la falcata, ma in realtà non tutti hanno le idee chiare in proposito. Prendendo in esame la corsa come una sequenza di balzi, la falcata può essere definita come l’intervallo che intercorre tra la conclusione della fase di spinta del piede al suolo e l’inizio della fase di appoggio del medesimo.
Se si analizza la falcata nel dettaglio si possono individuare tre momenti distinti: la fase di contatto col terreno e dunque la fase di ammortizzazione, l’impulso, ossia la fase che coinvolge la spinta del piede e la sospensione, cioè la fase di volo. L’efficacia della falcata però dipende da due variabili, vale a dire frequenza ed ampiezza, inversamente proporzionali l’una all’altra: ciò significa che all’aumentare di una consegue sempre la diminuzione dell’altra.
Altri elementi che concorrono all’influenza della falcata sono peso ed altezza del podista, il suo baricentro, le sue peculiarità neuro-muscolari e naturalmente la tipologia di gara o tracciato che si affrontano.

Si pensa comunemente che chi tende ad avere una falcata ampia in realtà abbia un dispendio energetico maggiore in fase di corsa rispetto a chi compie passi ridotti, ma ciò non è sempre vero. Se la velocità da mantenere in gara dovesse aumentare considerevolmente, ad esempio, tenere un passo troppo frequente e rapido comporterebbe un dispendio molto superiore di energie rispetto a coloro che corrono in ampiezza. Ma come fare per migliorare la propria falcata? Oltre a modificarla con degli allenamenti mirati bisogna concentrarsi in particolare su come migliorare le variabili che coinvolgono il running come la tecnica, il potenziamento muscolare e la mobilità delle articolazioni. La falcata perfetta è quella che permette di correre più velocemente possibile consumando meno energie possibili.
Un atleta completo è colui che sa gestire al meglio frequenza ed ampiezza della falcata in base alla tipologia di competizione che sta affrontando, al genere di terreno sul quale corre e alla tattica stessa di gara. Un po’ come i ciclisti professionisti ed i differenti rapporti delle biciclette. Occorre però una sensibilità spiccata nello scegliere il “rapporto” più adeguato a seconda delle circostanze.

Molti podisti ed allenatori lavorano soprattutto sull’ampiezza delle falcate, ma essendo questa variabile molto legata alla forza muscolare non porta sempre vantaggi particolari, soprattutto se si tratta di affrontare distanze lunghe, come la maratona. In casi come questo il dispendio energetico per mantenere una falcata ampia diviene troppo oneroso rispetto ai vantaggi che si possono trarre da una maggiore frequenza di passi. Questo è il motivo per cui i maratoneti in genere prediligono correre ad elevate frequenze e con ampiezza normale, rapporto più virtuoso ai fini della performance atletica.
Imparare a regolarsi non è facile e richiede una lunga serie di test specifici e di allenamenti ad hoc. Questa qualità è preziosa soprattutto per le gare su pista, condizionate spesso da tattiche, ma anche nelle maratone, poichè aiuta a gestire meglio la stanchezza. L’allenamento di frequenza e ampiezza avviene attraverso diversi esercizi: cambi di andatura, come la corsa a ginocchia alte (skip), la corsa balzata e quella calciata o anche con corsa in discesa o prove di 100 m piani, cambiando di volta in volta i due parametri della falcata e cercando di registrare il medesimo tempo di percorrenza.

Il team di RunningMania

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