Correre più velocemente senza stravolgere l’allenamento: cosa insegna l’esperienza della “Breaking2”

Correre più velocemente senza stravolgere l’allenamento: cosa insegna l’esperienza della “Breaking2”

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È possibile migliorare le performance senza necessariamente cambiare il tipo di allenamento? Seguendo l’esempio della “Breaking2”, bastano dei semplici accorgimenti.

Il cruccio di molti appassionati di running è spesso quello di non riuscire ad elevare il livello delle prestazioni oltre una certa soglia: in alcuni casi, ciò sarebbe possibile a patto di stravolgere il planning degli allenamenti o di dedicare alla corsa del tempo extra. Tuttavia, non molti sanno che bastano pochi accorgimenti per diventare più veloci e performanti senza doversi allenare di più. Attraverso l’esperienza della “Breaking2”, organizzata da Nike a Monza, scopriamo come è possibile raggiungere questo obiettivo.

L’ESEMPIO DELLA “BREAKING2” – Di recente, il colosso statunitense dell’abbigliamento sportivo ha dato vita, presso il circuito dell’Autodromo brianzolo, a una sfida che ha visto impegnati i tre runners più forti del pianeta sulle lunghe distanze, vale a dire il keniota Eliud Kipchoge, l’etiope Lelisa Desisa e l’eritreo Zersenay Tadese. L’impresa (sfumata per pochi secondi) della “Breaking2” consisteva nel correre una maratona in meno di due ore anche se, in partenza, si sapeva che un eventuale record non sarebbe stato omologato dato che si era in presenza di condizioni perfette quali un circuito piano e una temperatura ideale. Ma cosa può insegnare la “Breaking2” ad un runner amatoriale? Alcune delle condizioni in cui hanno corso Kipchoge, Desisa e Tadese possono essere usate a proprio vantaggio.

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IL TRACCIATO E LA TEMPERATURA – Innanzitutto, per ottimizzare le performance senza variare i carichi dell’allenamento è importante prestare attenzione al tipo di percorso e alle condizioni ambientali. Per quanto riguarda il primo aspetto, è consigliabile un percorso libero e senza ostacoli come quello di Monza, possibilmente pianeggiante o lievemente in discesa: il fine è quello di replicare quindi la sensazione che sperimentano i podisti più forti che partono per primi e non devono sottostare a rallentamenti di gruppo. La temperatura ambientale invece dovrebbe essere attorno ai 12 °C (non a caso la “Breaking2” è stata corsa all’alba), evitando le gare in piena estate e privilegiando la stagione autunnale o la primavera: secondo gli esperti, le condizioni atmosferiche sfavorevoli possono inficiare anche del 20% una prestazione.

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I “PACER” E LE SCARPE – Un altro insegnamento indiretto che arriva dalla “Breaking2” è quello di sfruttare al massimo i vantaggi dati dall’aerodinamica. Come noto, nel corso dell’evento, Kipchoge e soci hanno potuto contare sull’aiuto di alcuni “pacer” che, precedendoli, favorivano le traiettorie e davano regolarità al loro passo. In allenamento o in gara un runner difficilmente ha questi punti di riferimento, ma bisogna saper individuare i corridori dei quali si potrà sfruttare l’andatura: di solito, nelle corse di un certo livello, i diversi “pacer” indossano pettorine speciali con indicati i tempi ottimali per ciascuna categoria di runner. Infine, un accenno anche alla scelta delle calzature: senza arrivare ai modelli indossati dai tre succitati campioni e che si avvalevano di avveniristiche solette in carbonio, è bene optare per delle versioni simili e realizzate in materiali plastici che non solo aiutano a migliorare il riscontro cronometrico e l’andatura ma stancano anche di meno il piede, conferendo maggiore reattività alla stessa falcata.

 

Il team di RunningMania

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