Alimentazione funzionale: a Milano due giorni di convegno per parlare di nutraceutica e dieta

Alimentazione funzionale: a Milano due giorni di convegno per parlare di nutraceutica e dieta

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La “Positive Nutrition” è ritenuta una delle migliori strategie alimentari contro l’insorgenza di alcune patologie: di questo e altri temi si è parlato in un convegno tenutosi a Milano.

Attenzione costante a quelli che sono i “cibi positivi”, una dieta consapevole, la ricerca del benessere psicofisico e, infine, anche una sana attività sportiva, come il running: sono questi i capisaldi della “Positive Nutrition”, ovvero quell’insieme di pratiche che in Italia, da alcuni anni, sono note anche con il nome di alimentazione funzionale. Ed è proprio di questo e di altri temi legati al mondo dello sport che si è occupato l’ultimo Congresso “Science in Nutrition”, tenutosi a Milano e organizzato dalla Fondazione Paolo Sorbini, ente senza fine di lucro e da tempo attivo nel settore della ricerca scientifica e dell’educazione alla salute.

Alimentazione funzionale e nutraceutica.
Il convegno meneghino è stato una sorta di “simposio” di scienziati internazionali operanti nel campo dell’alimentazione. Tra le personalità di spicco c’era Barry Sears, il biochimico che ha ideato la dieta a zona, ma vanno registrati anche gli interventi della nutrizionista Artemis Simopoulos, del fisiologo dello sport Asker Jeukendrup e anche di Camillo Ricordi, esperto di diabetologia. Insomma, nel corso di questo quarto Congresso promosso dalla Fondazione Paolo Sorbini si è fatto il punto sullo stato dell’arte dell’alimentazione funzionale, parlando non solo di cibo ma anche di falsi miti da sfatare, spesso promossi da presunti guru: il miglior modo per combattere queste false credenze è la nutraceutica, ossia la scienza che indaga le proprietà terapeutiche di alcuni cibi e previene alcune patologie croniche.

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I falsi miti: un caso paradigmatico.
A proposito della nutraceutica, uno dei cardini sui quali si è sviluppata negli anni l’alimentazione funzionale, tra gli interventi più interessanti del convegno si segnala quello sulle presunte proprietà benefiche del cioccolato. Anche in questo caso, si tratta di una falsa credenza veicolata dai media e da aziende interessate alla sua commercializzazione, secondo la quale si tratterebbe di uno dei cosiddetti “cibi positivi” dalle molteplici qualità curative. In realtà, ad avere delle proprietà nutraceutiche è il cacao non raffinato, consumato in modo controllato (circa 40 grammi al giorno) anche da chi fa sport: i flavonoidi contenuti nel suo seme incrementano l’efficienza cardiaca e, alla lunga, garantiscono un benessere psicofisico, migliorando l’umore.

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Gli altri temi affrontati.
Un seminario a parte ha meritato la discussione del ruolo di Omega 6 e Omega 3, gli acidi grassi polinsaturi che aiutano a curare gli stati infiammatori dell’organismo: nel corso dell’evoluzione umana, il loro bilanciamento nella dieta ha determinato l’attuale struttura del patrimonio genetico della nostra specie. Ecco perché le pietanze ricche di questi acidi (pesce e verdure) non dovrebbero mancare a tavola dato che sono dei veri e propri “trainer delle cellule”: non è un caso che, grazie all’elevato contenuto di polifenoli, sono fondamentali per la dieta delle popolazioni più longeve sulla Terra. “Si tratta di cibi indispensabili alla vita” ha ricordato Giovanni Scapagnini, uno dei relatori del congresso, “ma oggi il loro quantitativo nelle abitudini alimentari si è drasticamente ridotto, dunque non è casuale la maggiore incidenza di patologie cronico-degenerative“. Infine, un momento di dibattito è stato dedicato al rapporto tra l’alimentazione e gli sport di resistenza come il running. In questo caso si è discusso sull’incidenza di birra e caffè sulle prestazioni: nonostante spesso si tenda addirittura a proporle come “sport drink”, vanno usate con moderazione anche al termine delle gare più dure (l’ultramaratona) perché favoriscono la disidratazione.

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Il team di RunningMania

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