Running e psicologia: ecco come lo stress influisce positivamente sulle prestazioni

Running e psicologia: ecco come lo stress influisce positivamente sulle prestazioni

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Non tutti i runners sanno che lo stress, contrariamente a quanto si pensa, può anche contribuire a migliorare le proprie prestazioni.


Gli esperti di Medicina dello Sport hanno messo da tempo in evidenza come una costante attività fisica, e in particolare il running, aiuti a ridurre i livelli di stress, migliorando anche il benessere psicofisico generale dell’atleta: tuttavia, ben pochi sanno invece che proprio lo stress, in determinate condizioni, può contribuire a incrementare le performance e anche a ottimizzare le sessioni di allenamento. Ma come è possibile che il nostro stato mentale influisca positivamente sulle prestazioni in pista? I consigli di alcuni psicologi e l’esperienza dei runners professionisti possono aiutarci a rispondere a questa domanda.

STRESS E PRESSIONI PSICOLOGICHE – Oramai da tempo è risaputo che la componente motivazionale nel running non è secondaria rispetto a quella fisica ed è proprio questo aspetto che consente anche al corridore alle prime armi di avere qualcosa in comune con i più grandi campioni di questo sport. Infatti, se a livello di prestazioni non ci può essere confronto con i vari Kenenisa Bekele ed Eliud Kipchoge, è comunque possibile sfruttare al massimo i benefici di un “mental training” per migliorare la qualità della corsa proprio come fanno loro. Dunque, non è solo un perfetto equilibrio psicofisico o la presenza dei giusti stimoli ad avere un effetto positivo sulle performance, dato che pure lo stress e la stessa pressione psicologica alla vigilia di un appuntamento agonistico hanno una loro utilità.


“CANALIZZARE” GLI STIMOLI NEGATIVI – Una mente bene allenata ha la capacità di trasformare dei fattori all’apparenza negativi (le aspettative di tifosi o semplici conoscenti, la frustrazione delle aspirazioni, il peso di una rivalità logorante) in ulteriore “carburante” per chi corre. Questo, come detto, non vale solo per le stardell’atletica internazionale ma anche per il runner che si cimenta in competizioni amatoriali. Nonostante la differenza di contesto esistente tra queste due tipologie di corridori, usare la mente in modo efficiente(traendo nuovi stimoli anche dallo stress che si accumula in vista di una gara) è una delle chiavi per avere successo. In questi casi gli esperti parlano di “canalizzazione degli stimoli”, sostenendo che è proprio la pressione psicologica determinata da lunghe settimane di allenamenti e dalla tensione per l’evento agonistico a permettere al runner, in presenza di una adeguata concentrazione mentale, di dare qualcosa in più in termini di riscontri cronometrici. 


LE INSIDIE DEL RELAX MENTALE – Un esempio di quanto appena detto si può avere pensando a una situazione quotidiana: un evento sfavorevole (acciacchi, previsioni meteorologiche proibitive o la tensione accumulata a lavoro) non necessariamente inficerà la seduta di allenamento, ma può stimolare a fare meglio. A volte, correre in condizioni ottimali o seguendo uno schema prestabilito porta invece a un eccessivo rilassamento e a “mollare mentalmente”: questo accade a livello inconscio, specie quando non ci sono ostacoli o imprevisti che scombinano i nostri piani. Insomma, il vero equilibrio non si raggiunge quando non vi sono dei problemi, ma in presenza della capacità di saperli affrontare: ed ecco spiegato anche il motivo per cui, al termine di una sgambata sotto la pioggia, magari affrontata in una giornata negativa dal punto di vista personale, ci si accorge di essere più soddisfatti e di aver svolto un allenamento più proficuo di quelli abituali.

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Il Team di RunningMania

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