Alex Schwazer: dove sta la verità?

Alex Schwazer: dove sta la verità?

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Nel mondo dell’atletica continua a tenere banco il caso Schwazer, di nuovo positivo ad un controllo anti-doping: recidivo oppure vittima di un complotto? Come quasi sempre avviene in Italia, l’opinione pubblica si è divisa fra colpevolisti e innocentisti, con i primi a chiedere la squalifica a vita del dopato Schwazer e i secondi – decisamente meno numerosi – che preferiscono attendere che venga fatta chiarezza in una vicenda che, effettivamente, presenta qualche punto oscuro. Quanto accadde al ciclista Marco Pantani 17 anni fa dovrebbe consigliare prudenza a tutti.

Nel caso di Alex Schwazer, però, è difficile andarci cauti: il marciatore è già marchiato dall’infame etichetta del doping per quanto avvenne quattro anni fa, durante l’Olimpiade di Londra. All’epoca l’atleta ammise l’uso di doping, venne squalificato, e la sua immagine fu doppiamente macchiata per la cattiva gestione del processo che portò alla sua squalifica e che coinvolse anche la compagna dell’epoca, la pattinatrice Carolina Kostner.

Facile, dunque, credere senza ripensamenti che Schwazer abbia di nuovo ceduto alla tentazione di doparsi a ridosso della manifestazione più importante per uno sportivo. Eppure non tutto è così semplice: il marciatore altoatesino negli ultimi anni ha intrapreso un percorso di “espiazione” mettendosi nelle mani di un allenatore che ha fatto della lotta al doping il suo vessillo, ovvero Sandro Donati. Ed è proprio lui il primo a non credere nella colpevolezza di Alex e a difenderlo a spada tratta anche in pubblico. Donati non ha esitato a parlare apertamente di “mafia del doping” nel mondo dell’atletica, in cui esiste una sorta di “santa alleanza fra i membri corrotti della federazione internazionale e la federazione russa“.

Una dichiarazione non casuale, la sua: Donati prima e Schwazer poi sono stati fra i pochi a denunciare il doping di squadra degli atleti russi, che hanno conquistato medaglie e primati nel corso degli ultimi anni anche grazie alla protezione dei settori deviati della federazione internazionale di atletica. E proprio come negli ambienti mafiosi, chi parla va punito: Donati è stato messo ai margini, pagando in tal modo la sua denuncia; per Schwazer, invece, ecco una nuova squalifica, che potrebbe anche porre fine alla sua carriera, dato che si tratta della seconda.

Come è emerso dall’inchiesta che ha portato alla squalifica della Russia dalle Olimpiadi, truccare le provette e far passare per pulito (o dopato) un atleta non è difficile per chi ha i giusti agganci e sa come muoversi in un ambiente che appare sempre più torbido. L’ipotesi del complotto ai danni di Schwazer risulta così meno campata in aria di quanto sembri. Dopo la presunta positività del suo atleta, Sandro Donati è parso molto preoccupato: ha riferito di aver addirittura ricevuto minacce e di temere non solo per sé ma anche per la sua famiglia.

L’allenatore ha inoltre dichiarato che la positività di Schwazer non è stata un fulmine a ciel sereno: nelle settimane precedenti aveva ricevuto telefonate nelle quali gli venivano “suggeriti” i risultati per il suo atleta; indicazioni come non vincere la 50 chilometri di Roma, oppure non replicare agli attacchi dei cinesi in gara. Segnali piuttosto inquietanti che hanno fatto solo da preambolo alla positività del marciatore. Se di complotto si tratta, l’obiettivo è stato centrato: le speranze di Schwazer di prendere parte ai Giochi Olimpici sono ridotte al lumicino e la credibilità di Donati messa in dubbio agli occhi di chi segue solo da lontano le vicende che stanno affossando l’atletica internazionale.

Il team di RunningMania

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