Come pianificare l’allenamento in vista di una gara

Come pianificare l’allenamento in vista di una gara

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Per poter partecipare ad una competizione al meglio della propria forma fisica e con una prestazione ottimale è fondamentale l’allenamento precedente alla gara.


Naturalmente nel training di preparazione bisogna tenere conto del tipo di competizione cui si prenderà parte: per una maratona, ad esempio, è poco importante allenare al meglio il proprio sprint di partenza, che sarà invece basilare per chi corre le brevi distanze.

Uno dei metodi di esercitazione più conosciuti ed apprezzati risale agli anni Settanta, quando Arthur Lydiard rese note le sue sperimentazioni sul ciclo di allenamento detto piramidale.
Tale metodo, rivisto poi nei decenni successivi per essere diffuso al meglio delle sue funzioni, prevede diverse fasi che si devono susseguire in un preciso ordine.

La prima è la fase della costruzione: dieci settimane di lavoro aerobico che gettano le basi per l’allenamento più intenso che seguirà nelle altre fasi.

Il secondo step è quello del potenziamento: da quattro a sei settimane nelle quali si aggiunge l’esercizio anaerobico, potenziando il runner e aggiungendo flessibilità all’allenamento, che prevederà anche percorsi in salita. 

Terza tappa è quella dello sviluppo, in quattro settimane, delle capacità anaerobiche.

La quarta fase consiste nel coordinamento tra le capacità aerobiche e quelle anaerobiche, potenziando al massimo sprint e velocità.

Infine, le due settimane di scarico, che permettono all’atleta di ritrovare l’equilibrio e la freschezza subito prima della gara.

Il metodo piramidale ha conquistato l’interesse della comunità sportiva per diverse ragioni: innanzitutto, si tratta della prima vera ricerca scientifica applicata alla preparazione sportiva.
In secondo luogo, ha introdotto il concetto che qualsiasi tipo di preparazione, anche anaerobica, deve necessariamente fondarsi su una ottimale preparazione aerobica, alla quale, infatti, viene concesso il tempo più lungo.
Infine, non meno importante, si tratta di un metodo che supporta l’atleta anche psicologicamente, evitando di sovraccaricarlo ed introducendo anche il momento di scarico, sia fisico che psicologico.

Ovviamente, questo metodo di preparazione ha anche dei limiti: è infatti difficilmente utilizzabile dai runner amatoriali e da atleti con agenda agonistica molto fitta, dal momento che i tempi estremamente dilatati lo rendono perfetto solo per gare di enorme rilevanza.
Inoltre, non prende affatto in considerazione l’elemento della distanza da percorrere, particolare invece di grande importanza.
Ma lo scoglio più grande di questo training è costituito dalla certezza che, una volta allenata in modo ottimale una grandezza, il livello raggiunto rimanga inalterato nel tempo.
Nella realtà, però, se una grandezza non continua ad essere sollecitata subisce in un tempo più o meno rapido, in base a quella trattata, un decremento che porta ad una peggiore resa generale.

Quindi è importante, se si sceglie l’allenamento piramidale, correggerlo introducendo, innanzitutto, un parallelismo nelle fasi di training, che aiuta l’atleta a mantere gli stimoli su tutte le grandezze, e una fase di mantenimento delle prestazioni raggiunte nelle varie grandezze, perchè nessuna di esse subisca decadimenti.

Nel caso in cui l’atleta in preparazione subisca un piccolo incidente o si infortuni, una volta rimesso dovrà iniziare tutto il ciclo da capo per poter raggiungere la forma ottimale.

 

 

 

Il team di RunningMania

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