Speciale Olimpiadi 2016 Rio: l’atletica italiana vuole saltare molto in alto con Gianmarco Tamberi

Speciale Olimpiadi 2016 Rio: l’atletica italiana vuole saltare molto in alto con Gianmarco Tamberi

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La lunga rincorsa verso le Olimpiadi di Rio de Janeiro è già iniziata e il mondo dell’atletica italiana ha almeno un protagonista cui affidare le proprie possibilità di andare a medaglia.
Si tratta di Gian Marco Tamberi, specialista del salto in alto che in questi giorni ha clamorosamente vinto la medaglia d’oro ai mondiali indoor di Portland, per altro a poche settimane di distanza dall’exploit che lo ha portato a centrare misure di valore assoluto: dopo avere fatto sperare per anni gli addetti ai lavori, abbacinati dal suo talento cristallino, sembra arrivato il momento di raccogliere i frutti.

In attesa dell’appuntamento a cinque cerchi, Tamberi era stato uno dei pochissimi atleti azzurri convocati per i mondiali iniziati il 18 marzo. Insieme a lui proprio Fassinotti e la Trost, speranza al femminile nel settore del salto in alto. Oltre a loro, nonostante le tante assenze registrate all’evento iridato statunitense, sono state chiamate solo la sprinter Hooper e la pesista Chiara Rosa. Da parte della Federazione si trattava dell’ammissione implicita che ormai l’atletica in pista per l’Italia si è ridotta quasi soltanto ai saltatori, uniche speranze concrete di centrare una medaglia a Rio.
Per fortuna la gara di Tamberi è stata in linea con le rosee aspettative e, nonostante una partenza lenta con errori a quote relativamente modeste, l’azzurro è rientrato prepotentemente in gara saltando all’ultimo tentativo prima i 2,29 m e poi i 2,33 m. Tamberi a quel punto si è trasformato e si è guadagnato la prima posizione sul podio saltando al primo tentativo i 2,36 m, grazie ad un salto finalmente ineccepibile. A gara ormai vinta l’istrionico atleta italiano ha compiuto un infruttuoso tentativo, risultato tutt’altro che velleitario, di superare la vertiginosa misura di 2,40 m. Indicativa, in vista dei giochi olimpici, la lista dei battuti in terra americana che annovera campioni del calibro dell’inglese Grabarz, dello statunitense Kynard e dell’asso qatariota Barshim.

Tamberi, che gareggia per i colori delle Fiamme Oro, era letteralmente esploso negli ultimi mesi e in particolare dopo avere varcato la soglia dei 2,38 m nel meeting di Hustopece in Repubblica Ceca, lo scorso 12 marzo. Tuttavia il suo destino sembrava in qualche modo scritto: nato nel 92 a Civitanova Marche, è figlio dei uno dei più grandi interpreti italiani della disciplina, quel Marco Tamberi capace di arrivare alla finale dei giochi olimpici russi del 1980. Perfino il nonno Bruno ha un trascorso nella disciplina che gli valse un titolo regionale e un personale di 1,86 m nel lontano 1936.

Tra l’atletica e Gian Marco non fu colpo di fulmine, inizialmente le attenzioni del ragazzo erano dedicate all’altra sua grande passione: il basket, praticato con profitto e buone speranze ad Ancona. Dal 2009 la scelta cade definitivamente sul salto e da subito si dimostra azzeccata con la convocazione, in rapida successione, ai mondiali allievi e agli europei juniores di specialità. Già nel 2011 arriva il primo alloro con la convocazione agli Europei estoni di Tallin dove conquista la medaglia di bronzo.

L’assalto al podio europeo fallisce l’anno successivo ma Tamberi dimostra comunque di essere in costante crescita e, ai tricolori di Bressanone, migliora il proprio personale fino alla quota di 2,31 m, misura che gli vale il titolo nazionale ma anche la terza prestazione italiana all time, ad un palmo dal record di Benvenuti. Da allora il finanziere entra nei radar della Fidal come probabile atleta olimpico ma il 2013 rappresenta, a causa di molteplici problemi fisici, un anno avaro di soddisfazioni. Il miglior risultato è infatti rappresentato da un discreto 2,24 m saltato ai Giochi del Mediterraneo disputati in Turchia, a Mersin. Agli europei under 23 le cose vanno male e alla fine agguanta soltanto un 16° posto con appena 2,17 m.

Il 2014 è un anno di transizione, che serve a Tamberi per superare i suoi problemi e riportarsi vicino ai vertici della specialità. Si laurea per la seconda volta Campione Italiano e la misura di 2,24 m saltata al meeting di Ancona gli vale il 21° posto del ranking internazionale.

L’anno in cui il marchigiano riesce a consacrarsi definitivamente è il 2015, quando finalmente si appropria in solitario del record italiano della specialità. Fino a quel momento divideva lo scettro con Fassinotti, entrambi con 2,34 m, ma al meeting tedesco di Eberstadt è capace di salire prima a 2,35 m e infine a 2,37 m. Grazie a questa misura, la terza al mondo nell’anno solare, entra nel gotha mondiale della specialità, così come confermato dall’ottava piazza centrata ai mondiali di Pechino.

Per Sara Simeoni e l’atletica italiana, Tamberi è il cavallo pazzo. Il suo carattere indomito e vivace spiega il soprannome e per capire il personaggio basta ricordare il suo vezzo di presentarsi alla gara con una metà della faccia rasata e con l’altra ispida. Si dice che la bizzarra abitudine risalga ad un meeting a Bressanone nel 2011, quando fu capace di battere il proprio personale di ben undici centimetri in una sola volta.
Con l’altro azzurro Fassinotti forma la coppia d’oro del salto in alto nostrano, rivali sul campo per ottenere la migliore misura, e nella vita per la profonda diversità degli atteggiamenti che li contraddistinguono.

In vista delle Olimpiadi, Tamberi non si nasconde: le sue ambizioni non possono fermarsi ad un titolo mondiale indoor e ad una buona misura realizzata in un meeting di secondo piano, anche perché il record olimpico nel salto in alto è proprio di 2,38 m e al momento quella sua misura registrata in Repubblica Ceca risulta la migliore realizzata nell’anno solare.
Del resto la prestazione di Portland non è stata casuale: la vittoria di quel meeting è stato il coronamento di una serie vincente che era iniziata a Banska Bystrica, proseguita a Trinec e andata ancora avanti con il 2,38m valicato a Huspopece,tutte tappe del Jump Moravia Tour che l’anconetano ha dominato centrando sempre misure superiori ai 2,33m. In pratica il finanziere nel 2016 ha presenziato a cinque meeting, dominandoli tutti.

Tamberi sta dimostrando di essere capace di raggiungere determinate altezze con una certa continuità e, secondo gli addetti ai lavori, la quota per la medaglia olimpica sarà rappresentata da 2,35 m, ampiamente alla portata del giovane anconetano che non sta trascurando nessun particolare della sua preparazione: ogni seduta di allenamento prevede non meno di trenta salti e ognuno viene filmato e valutato attentamente con l’aiuto del papà allenatore. Da qualche anno ha cambiato approccio nel lavoro in palestra, niente pesi e soltanto lavoro a corpo libero, per non inficiare l’elasticità. In questa fase della stagione si sottopone ad un allenamento al giorno, due quando il lavoro lo permette, focalizzando l’attenzione sulla stabilizzazione della fase di rincorsa a undici passi.
Afferma di avere svoltato da quando ha cominciato ad allenarsi sotto la guida del padre e, per il momento, i risultati sembrano dargli completamente ragione: in Brasile questa volta una medaglia potrebbe venire anche dall’atletica, e potrebbe essere del materiale più pregiato.

Il team di RunningMania

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