Speciale Olimpiadi 2016 Rio: Libania Grenot, una delle maggiori speranze dell’atletica italiana

Speciale Olimpiadi 2016 Rio: Libania Grenot, una delle maggiori speranze dell’atletica italiana

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Tra le migliori speranze dell’atletica leggera italiana, in vista delle prossime Olimpiadi che si disputeranno a Rio de Janeiro nel corso dell’estate, c’è anche Libania Grenot, forte quattrocentista di origini cubane naturalizzata dopo il suo matrimonio con un cittadino italiano.
Campionessa europea della sua specialità, titolo conseguito a Zurigo nel 2014, la Grenot si presenta in Brasile con fondate speranze di arrivare almeno nella finale di una specialità che si presenta comunque estremamente complicata.

Chi è Libania Grenot

Libania Grenot è nata a Santiago di Cuba, il dodici luglio del 1983, da padre sindacalista e madre giornalista. Ha iniziato a praticare l’atletica leggera a soli nove anni, mostrando subito ottime doti. La crescita esponenziale messa in mostra negli anni successivi l’ha imposta all’attenzione dei tecnici del settore nazionale, che l’hanno presa sotto le proprie cure.
Nel 1999 ha quindi preso parte alla sua prima prova di carattere internazionale, i campionati iridati riservati alla categoria allievi, svolti in quell’occasione in Polonia, a Bydgoszcz. Una gara che ha confermato in maniera eloquente la sua attitudine, con un lusinghiero quinto posto sui 400 metri piani, testimonianza di una grande crescita tecnica.
Nei mesi successivi è quindi diventata seniores, senza smarrirsi nell’approccio con i grandi, tanto da conquistare la piazza d’onore ai campionati nazionali nel 2001, anno in cui ha anche partecipato ai Mondiali di Edmonton, in Canada. In questa occasione ha infatti fatto parte della staffetta 4 x 400 cubana, uscita in occasione delle semifinali.
Dopo aver vinto il primo titolo nazionale, ha quindi preso parte nel 2003 ai Giochi Panamericani svoltisi nella Repubblica Dominicana, a Santo Domingo, ove è arrivata ad un passo dal podio sia nella gara singolare, in cui si è classificata al quarto posto, che nella prova a squadre, nella quale Cuba ha terminato in quinta posizione.
Nel 2005 ha invece vinto per la seconda volta il titolo nazionale per poi vincere due medaglie di bronzo ai campionati centroamericani e caraibici che si sono tenuti a Nassau, sia nella gara singolare che nella staffetta. Meno bene è invece andata ai campionati iridati tenuti in Finlandia, ad Helsinki, ove si è arenata in batteria.


Il trasferimento in Italia

Nel 2006 si è però sposata con un italiano, l’agente di commercio Silvio Scafetti, con il conseguente trasferimento in Italia, nel quartiere romano di Casal Palocco, al seguito del marito. Un evento che ha comportato un momentaneo abbandono dell’attività, proprio in seguito al problema rappresentato dal suo nuovo status di cittadina italiana.
Una volta risolti i problemi burocratici, Libania Grenot è quindi potuta tornare all’agonismo nel 2008, tesserandosi per il CUS Cagliari, ove si è posta alle dipendenze di Riccardo Pisani, già noto per la funzione di allenatore di Andrea Barberi, il primatista italiano dei 400 metri piani.
Dopo un periodo di intenso allenamento, a Tivoli, è potuta perciò tornare alle gare, siglando immediatamente il nuovo primato nazionale della specialità, un 51”05 che ha demolito il precedente primato sino a quel momento detenuto da Daniela Reina.
Nello stesso 2008 ha quindi potuto partecipare alle Olimpiadi di Pechino, ove si è fatta notare per il nuovo primato siglato sulla pista dello stadio olimpico, che ha abbattuto il muro dei 51” nel nostro Paese. Il 50”87 fatto segnare nelle batterie è stato però soltanto il prologo ad un ulteriore miglioramento di quattro centesimi fatto registrare in occasione delle semifinali, insufficiente comunque a garantirgli un posto nella finalissima.
Nell’anno successivo, ai campionati nazionali disputati a Pescara, ha poi letteralmente frantumato il suo precedente primato, siglando un 50”30 tuttora imbattuto.
Nel corso degli anni successivi ha confermato il suo valore, con un crescendo di risultati sfociati infine nel trionfo di Zurigo, ove ha colto l’unica medaglia d’oro della nostra spedizione.
Meno bene è invece andata nel corso dei Mondiali disputati a Pechino nel 2015, quando è uscita in semifinale con un 51”14 abbastanza lontano dal suo tempo migliore, in una gara molto difficile. Una delusione abbastanza evidente per lei che puntava senza mezzi termini alla finale, espressa nelle dure parole pronunciate alla fine della gara. In una articolata intervista comparsa sulla Gazzetta dello Sport, la panterita, come è stata affettuosamente ribattezzata dalla stampa italiana, ha infatti affermato come il vero motivo della sua parziale defaillance fosse dovuto soprattutto ai dieci giorni trascorsi a Dalian, un ritiro nel corso del quale ha dovuto combattere con le difficoltà derivanti da una pista dura, assolutamente inadatta alla rifinitura in vista della competizione, e da una alimentazione non ideale.

Una vera combattente

Libania Grenot è considerata da tutti una vera combattente, oltre che un talento purissimo. Lei stessa dopo la vittoria agli europei di Zurigo ha voluto mettere in risalto questa sua straordinaria attitudine alla competizione. Una caratteristica messa in evidenza dalle prestazioni cronometriche sempre di ottimo livello collezionate negli appuntamenti importanti.
Dote testimoniata dal fatto che al suo ritorno in pista dopo lo stop seguito al matrimonio, fece segnare un crono disastroso, un 54” che sembrava in pratica segnare la fine anticipata di ogni velleità agonistica. Lavorando duro e senza mai arrendersi di fronte alle difficoltà, la Grenot è invece riuscita a tornare quella di prima. Proprio per ricordare questa sua straordinaria peculiarità si è fatta tatuare una tigre sulla mano destra, subito dopo le Olimpiadi di Pechino. Per mettere a frutto le sue doti non ha esitato a lavorare tre ore ogni giorno nel corso degli ultimi anni, alle dipendenze del suo nuovo tecnico, Loren Seagrave.

Il tecnico ha peraltro deciso di puntare con decisione anche sulle doti di velocità della ragazza cubana, affermando che potrebbe esser proprio lei a spazzare via il vecchio primato italiano di Manuela Levorato sui 200 metri piani, un 22”60 ormai vecchio di anni. Secondo Seagrave la Grenot potrebbe infatti arrivare sotto i 22”50 e proprio questa velocità di base potrebbe costituire il segreto per un ulteriore miglioramento sul giro di pista. Un miglioramento che secondo il tecnico sarebbe anche reso possibile dal fatto che il corpo della Grenot sarebbe ancora giovanissimo e quindi non avrebbe ancora espresso il massimo delle sue capacità. Va peraltro ricordato come la stessa atleta, in occasione del suo record pescarese, si fosse sbilanciata a ritenere assolutamente possibile l’abbattimento del muro dei 50”, spingendosi anzi a dichiarare alla sua portata un risultato prossimo ai 49”. Ove risucisse finalmente ad esprimere il suo reale potenziale nel corso della stagione olimpica, potrebbe in effetti riservare ottime sorprese nel corso dei giochi brasiliani, anche in considerazione del vero e proprio terremoto che sta interessando l’atletica leggera russa.
Una speranza che è naturalmente condivisa dalla federazione, che ha un disperato bisogno di atleti in grado di farsi valere nelle prossime Olimpiadi di Rio de Janeiro, ove la nostra atletica leggera si presenterà con pochissime speranze di medaglia. Una realtà resa ancora più deprimente dai problemi giudiziari in cui sono incorsi molti dei nostri migliori rappresentanti, dopo aver saltato per negligenza una serie di esami antidoping.

 

Il team di RunningMania

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