Tra i monti dell’Afghanistan la seconda edizione della maratona a genere misto

Tra i monti dell’Afghanistan la seconda edizione della maratona a genere misto

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Duecentocinquanta atleti hanno affrontato le insidie e le rigide temperature della valle di Bamiyan. C’erano anche tantissime donne, provenienti da ogni parte del mondo, e il runner inglese Charlie Lewis che, pur avendo subito l’amputazione della parte inferiore della gamba destra, si è classificato secondo.

Lo scorso anno, in Afghanistan, è stata organizzata la prima maratona della storia del Paese. E se la prima edizione aveva riscosso un successo incredibile, attirando runner provenienti da ogni parte del mondo, la seconda, che si è svolta nei giorni scorsi, è stata ancor più partecipata. Oltre duecentocinquanta atleti hanno raggiunto lo Stato asiatico per prendere parte alla competizione. L’evento sportivo, a genere misto, ha avuto come cornice la valle di Bamiyan, un luogo talmente bello da essere patrimonio dell’Unesco. Si tratta di una regione splendida da un punto di vista naturalistico, montuosa, e in quanto tale molto insidiosa perfino per gli appassionati della corsa estrema. Pungenti le temperature, al punto tale che il freddo si è rivelato un ostacolo non indifferente per i runner meno esperti.

Il percorso predisposto dagli organizzatori della maratona ha, tra l’altro, un significato molto importante per la gente del luogo: il traguardo, infatti, si taglia laddove, un tempo, c’erano le due statue del Buddha, rase al suolo senza pietà dai talebani nel marzo del 2001. Un luogo simbolico, dunque, che ricorderà per sempre al popolo afghano le vessazioni e le ingiustizie subite, per anni, dai fondamentalisti religiosi. Non si tratta, perciò, di una corsa fine a se stessa, ma di una manifestazione che ha un grande valore sociale, oltre che sportivo. 

La particolarità di questa maratona è dovuta anche al fatto che siano state ammesse alla corsa le donne. E ce n’erano tante, per la verità, appositamente giunte dal Canada, dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, dall’Olanda, dalla Germania, dall’Irlanda, dalla Finlandia e dall’Australia per correre accanto alle “colleghe” afghane e dare prova di essere perfettamente in grado di affrontare anche un percorso così insidioso. Non a caso ha collaborato all’organizzazione dell’evento sportivo la Onlus Free to run, che da anni si batte affinché le donne vengano incluse nel mondo dello sport, senza pregiudizi, anche in quei Paesi martoriati dalla guerra.

Tra gli atleti che hanno corso tra i monti della valle di Bamiyan, quest’anno, c’era anche Charlie Lewis, che ha conquistato un’importantissima medaglia d’argento malgrado non fosse uno degli atleti più in forma della competizione. Il runner inglese, qualche tempo fa, aveva difatti subito l’amputazione della parte finale della sua gamba destra, operazione resasi necessaria dopo un grave incidente sugli sci. Aveva diciannove anni e una brillante carriera da rugbysta davanti a sé. Il destino gli portò via tutti i suoi sogni, ma non la voglia di lottare. Grazie ad una protesi Lewis è riuscito a rimettersi in piedi e a far vedere al mondo di che pasta fosse fatto, dandosi alla corsa e al ciclismo. Quella in Afghanistan è stata la sua prima maratona. Eppure, nonostante le circostanze avverse e l’inesperienza, è riuscito a tagliare il traguardo per secondo, dimostrando al mondo che la forza di volontà non ha confini né fisici e né mentali.

 

 

Il team di RunningMania

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