Acido lattico: tutto quello che c’è da sapere

Acido lattico: tutto quello che c’è da sapere

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Fonte immagine: https://www.pdhpe.net/factors-affecting-performance/how-does-training-affect-performance/energy-systems/lactic-acid-energy-system/

Quale runner non conosce l’acido lattico? Tutti ci hanno avuto a che fare, ma a dire il vero tanti aspetti di questo composto chimico sono poco noti…

L’acido lattico è noto a tutti i runner, o meglio sono note le conseguenze che ha sul fisico dell’atleta poiché sul composto chimico vero e proprio non tutti sono preparati, anzi; a partire dal nome: sarebbe più corretto, infatti, definirlo lattato quando ci si riferisce alle conseguenze provocate nei muscoli dalla sua formazione. Come si crea l’acido lattico e poi il lattato? Durante l’attività fisica intensa, l’energia viene prodotta attraverso la glicolisi anaerobica che provoca la scissione delle molecole di glucosio.

Oltre a sprigionare energia, tale processo porta alla formazione di acido lattico all’interno dei muscoli; a sua volta il composto chimico dell’acido lattico viene scisso e subisce una “deprotonazione”, ovvero perde i protoni dando origine ad un anione, il lattato. Quest’ultimo, dunque, non è una tossina che aggredisce il muscolo, come in molti sono portati erroneamente a credere, ma un prodotto di ciò che avviene all’interno dei muscoli quando si svolge attività fisica ad elevata intensità.

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Il lattato si concentra nel sangue in misura maggiore nel corso di sforzi massimali di breve durata – non più di 3 minuti – e, a prescindere dalla quantità accumulata, il suo smaltimento comincia abbastanza velocemente al termine dello sforzo; dopo circa un quarto d’ora la sua quantità risulta dimezzata e dopo un altro quarto d’ora si dimezza ulteriormente. Nel giro di meno di due ore, dunque, la concentrazione di lattato è tornata ai livelli pre-sforzo.

Questo serve a spiegare che chi lamenta dolori ai muscoli il giorno seguente ad un allenamento intenso additando l’acido lattico (lattato!) quale colpevole, sta in realtà commettendo un errore: il lattato, infatti, è stato già abbondantemente smaltito. La deprotonazione porta alla formazione di idrogeno, ma anche la sua concentrazione torna alla normalità dopo circa mezz’ora di recupero, meglio se attivo (corsetta blanda o pedalata leggera, come fanno i ciclisti professionisti al termine di una tappa). Ciò che causa dolore non è la permanenza del lattato, invero piuttosto breve, ma la sua formazione che genera delle microlesioni nella membrana delle cellule muscolari, che necessitano di un paio di giorni per poter essere “riparate”.

Il team di RunningMania

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