Come funziona il cuore del runner

Come funziona il cuore del runner

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Fonte immagine: http://www.active.com/running/articles/10-accessories-runners-should-consider-buying

Si ripete molto spesso che il cuore è il motore del runner: ma come funziona quest’organo così importante? Scopriamo insieme quali sono i suoi “segreti”

Il cuore è il motore del runner: un’affermazione che i podisti avranno sentito ripetere chissà quante volte da quando hanno iniziato a correre. Nella corsa di resistenza il cuore e l’intero sistema cardiovascolare vengono messi alla prova e alla lunga modificati dal tipo di attività alla quale sono sottoposti, migliorando la loro risposta e permettendo così all’atleta di incrementare le proprie performance. Il sistema cardiovascolare di un runner, seppur strutturalmente identico a quello di una persona sedentaria, è in realtà diverso poiché più prestante.

Negli atleti tale sistema si “modifica” poiché vi è una richiesta maggiore di ossigeno da parte dei muscoli che il cuore è chiamato a soddisfare per poter far fronte allo sforzo, aumentando la frequenza cardiaca, la ventilazione polmonare e la portata cardiaca, ovvero la quantità di sangue che viene espulsa dal cuore. Quando si pratica corsa di resistenza, la frequenza cardiaca rimane costantemente su livelli medio-alti sotto sforzo, con delle impennate che corrispondono a scatti oppure a tratti di strada in salita.

In un atleta allenato le dimensioni del cuore sono maggiori rispetto a chi conduce una vita sedentaria, per cui di conseguenza è maggiore anche la portata cardiaca che si è in grado di raggiungere; basti pensare che in un maratoneta la portata cardiaca massima può arrivare a 35-40 litri al minuto, mentre in una persona poco attiva dal punto di vista fisico non va oltre i 20 litri al minuto, quindi all’incirca la metà. Quando si pratica sport, in particolare di resistenza, cambia l’assetto del sistema cardiovascolare.

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Negli atleti che possono vantare già una certa esperienza si verifica una diminuzione della frequenza cardiaca a riposo, fenomeno denominato bradicardia, assestandosi a 35-40 battiti al minuto o persino ad una frequenza inferiore, mentre nelle persone che non svolgono attività tale valore si aggira intorno ai 60 battiti al minuto. Questi cambiamenti comportano un miglioramento del funzionamento del cuore sotto sforzo, o per meglio dire un adattamento al tipo di attività in modo da lavorare in maniera più efficiente ed “economica”, ovvero senza inutile dispendio di energie.

Le modifiche a cui è soggetto il cuore di un atleta sono visibili attraverso l’elettrocardiogramma a riposo, che evidenzia un funzionamento “diverso” rispetto al muscolo cardiaco di una persona “normale”, vale a dire non atleta. L’ECG (elettrocardiogramma) a riposo di un podista può far pensare ad un funzionamento anomalo del cuore, in realtà non è così (ma bisogna informare il medico di essere atleti, altrimenti anche lui potrebbe interpretare in modo sbagliato le indicazioni fornite dall’elettrocardiogramma).

Attraverso l’ECG si possono notare la bradicardia oppure la dilatazione e l’ipertrofia dei ventricoli, cambiamenti che possono essere considerati delle anomalie ma che sono perfettamente normali nei runner allenati. L’attività fisica comporta dunque delle modifiche funzionali al tipo di sport che si svolge e che portano dei benefici, i quali però svaniscono nel giro di breve tempo non appena si interrompe la pratica sportiva.

Negli ultimi anni sono allo studio gli effetti a lungo termine di tali modifiche nell’assetto del sistema cardiovascolare: una vita da runner può far sorgere in età avanzata delle aritmie sia ventricolari che atriali, dovute alla fibrosi muscolare che come colpisce i muscoli delle gambe può colpire anche il muscolo cardiaco. Non è un mistero che dopo una maratona possono verificarsi delle alterazioni nella funzionalità del cuore che svaniscono in genere dopo 24 ore, mentre al termine di una gara “ultra” – superiore a 100 km oppure di trail running – tali alterazioni possono anche diventare permanenti negli atleti geneticamente predisposti. Il consiglio degli esperti è quello di tenere sempre sotto controllo il cuore attraverso gli esami specifici, in particolare quando si superano i 50 anni di età.

 

Il team di RunningMania

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