La storia di Miralem all’insegna dello sport e dell’integrazione

La storia di Miralem all’insegna dello sport e dell’integrazione

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Miralem è un ragazzo che ha superato i trent’anni: è nato in quella che all’epoca era denominata Jugoslavia e ha vissuto da bambino la guerra che ha insanguinato i Balcani e cambiato per sempre la sua vita. Viene infatti abbandonato dalla famiglia e approda in Italia all’alba degli anni Novanta, proprio mentre il conflitto iniziava a sconvolgere la sua terra. Viene adottato da una famiglia italiana nel 1997, dopo aver trascorso sei anni non semplici all’interno della Comunità di Sant’Egidio. Miralem non è stato un bambino normale e non soltanto perché era un profugo di guerra.

Durante i primi anni in Italia, infatti, grazie all’appoggio della Comunità di Sant’Egidio viene sottoposto ad un delicato intervento chirurgico, senza il quale non avrebbe potuto condurre una vita normale. L’intervento è andato a buon fine: fuggito dalla guerra, è riuscito a garantirsi un futuro avendo la meglio anche sulla malattia. Le sue disavventure, però, non sono finite: i suoi primi anni in Italia sono complicati dal fatto che Miralem è a tutti gli effetti un bimbo invisibile, vale a dire che non esiste per la burocrazia, dato che il suo atto di nascita è stato bruciato all’anagrafe nel corso della guerra.

Per ottenere dei documenti che accertassero la sua identità ha dovuto aspettare oltre due anni. La sua nuova vita lontano dal suo Paese era resa più difficile dal fatto che Miralem non è in grado di parlare, ma nel corso degli anni è riuscito a trovare un sistema con il quale comunicare con gli altri, dimostrando tutta la sua voglia di vivere e andare oltre gli ostacoli che l’esistenza ha posto sul suo cammino. Un ragazzo fragile, ma che della sua fragilità è riuscito a fare un punto di forza per affrontare la vita.

Una delle peculiarità che lo caratterizza è la capacità di stringere relazioni con molte persone nonostante le difficoltà nella comunicazione, ecco perché dagli amici è stato soprannominato “social network“, e grazie a lui tante persone riescono ad entrare in contatto fra loro. È facile intuire che una persona così sia ricca di interessi, fra i quali troviamo l’arte e soprattutto lo sport: quest’ultima passione è nata un po’ per caso, poiché alcuni anni fa aveva messo su qualche chilo di troppo. È stato così coinvolto nell’attività sportiva da un Team Special Olympics.

Miralem ha subito mostrato apprezzamento per lo sport, facendo capire sin da dall’inizio di voler investire più ore negli allenamenti insieme a due suoi amici. L’atletica nel giro di breve tempo è diventata una delle sue attività preferite tanto che è riuscito a superare la visita medica per poter praticare sport a livello agonistico; non solo, l’attività fisica si è dimostrata fondamentale per lui e la sua salute, perché oltre a dimagrire gli ha permesso di migliorare il suo coordinamento motorio, i movimenti e l’equilibrio sia dinamico che statico.

Quando ha iniziato la corsa su pista, aveva difficoltà nelle curve e andava ad invadere le altre corsie, mentre ora non ha più problemi nel fare una curva in velocità; le difficoltà iniziali non lo hanno scoraggiato ma anzi, come sempre in passato, sono state da stimolo per superarle e oggi Miralem si sente fieramente uno sportivo, vivendo la competizione come una sfida a migliorarsi più che come uno scontro con gli altri. Grazie allo sport, infine, è diventato più autonomo scoprendo nel proprio gruppo sportivo una nuova famiglia oltre quella adottiva.

Il team di RunningMania

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