Conoscere le proprie gambe: ecco alcuni consigli per tutti i runners

Conoscere le proprie gambe: ecco alcuni consigli per tutti i runners

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Per qualsiasi categoria di runners (quelli più esperti ma anche coloro che sono alle prime armi) la cura delle proprie gambe non dovrebbe avere segreti: ecco dunque alcuni consigli su come impostare le sessioni di training, imparando anche a scoprire la natura di un fastidio muscolare.

Tra i vari sport, la corsa è certamente quello che ha la cosiddetta soglia di accesso più bassa: non a caso, bastano un paio di scarpe da running e un po’ di tempo libero per cominciare a muoversi, anche a livello amatoriale. E proprio questa caratteristica fa sì che, molto spesso, si scenda in pista sottovalutando alcuni aspetti che, invece, per un runner dovrebbero essere basilari. Sembra infatti paradossale ma, stando al parere di alcuni esperti, l’errore che commettono molti corridori (siano essi appassionati di lungo corso o principianti che hanno da poco deciso di mettersi in gioco) è quello di non prestare molta attenzione ai segnali che le gambe inviano prima, durante e dopo lo sforzo fisico. Ecco perché, al fine di impostare un allenamento proficuo ed evitare di incorrere in delle fastidiose noie muscolari, è importante imparare a cogliere questi “input” e regolarsi di conseguenza.

Come è facilmente intuibile, anche nella corsa conta l’esperienza. Un runner oramai scafato conosce bene le proprie gambe e non solo sa quale è il tipo di sforzo che queste possono sopportare, ma è anche capace di identificare la tipologia di fastidio che avverte durante lo sforzo fisico, distinguendo tra il dolore sano e quello che invece è un campanello d’allarme. Ad esempio, durante la corsa non ci si deve preoccupare di avvertire un fastidio alle cosce, specie quando si supera la soglia dei 15 chilometri: in questo caso, basta effettuare una sosta di 5 minuti, affiancandole una breve sessione di stretching prima di ricominciare. Se invece il dolore non si manifesta con gradualità, ma in maniera più intensa e localizzata in un determinato punto (ad esempio il polpaccio), è bene interrompere immediatamente l’esercizio fisico ed evitare guai peggiori: specialmente quando si spinge molto sulla velocità o si lavora sul “lungo”, la linea che separa un semplice affaticamento da un infortunio è davvero sottile.

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Tuttavia, chi corre deve essere pure in grado di “ascoltare” i segnali delle proprie gambe una volta terminata la sessione di allenamento. I runners meno esperti non riescono a valutare bene quella rigidità muscolare che si prova a un paio d’ore di distanza dall’esercizio, preoccupandosi di non aver “lavorato” bene: in realtà, si tratta di uno dei fisiologici effetti di un training intenso e, in alcune circostanze, effettuato come si deve. Ad ogni modo, per ovviare a questi piccoli dolori si può svolgere una leggera seduta defatigante e non caricare più le gambe fino alla prossima “uscita”. Inoltre, nell’eventualità che la pesantezza delle gambe si protragga nei due giorni successivi all’allenamento, un corridore di lunga data saprà se deve preoccuparsi o meno: infatti, nella maggior parte dei casi, il “blocco” muscolare è contemplato dalla medicina sportiva come “Delayed Onset Muscle Soreness” (DOMS), ovvero un indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata; un po’ di cyclette e un ciclo di massaggi permetteranno comunque all’atleta di tornare in pista dopo due-tre giorni senza alcun problema.

 

Il team di RunningMania

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