Runner: come affrontare la dismetria degli arti inferiori

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Per quanto molte persone non abbiano mai sentito parlare di dismetria, quasi tutti gli esseri umani sono dotati di gambe di lunghezza diversa.

Normalmente, tale differenza non comporta alcun problema; ma se un soggetto ha deciso di dedicarsi al running, anche una variazione di uno o due centimetri può rappresentare un rischio. Quando si sorpassa il centimetro, infatti, possono aver luogo in chi corre dei disturbi che interessano diverse zone del corpo. Partono solitamente dalla colonna lombare, con dolori che finiscono per coinvolgere la zona inguinale (in alcuni casi portando alla pubalgia) e il tendine d’Achille.

È importante considerare che, in assenza di differenze rilevanti, è preferibile non intervenire. Modificare una postura raggiunta nel corso degli anni, infatti, potrebbe non portare risultati ottimali, finendo per rilevarsi poco funzionale. Occorre anche ricordare che la lunghezza di una gamba non ha alcun effetto sulla sua forza muscolare. In realtà, a dover essere considerato, in questi casi, è l’arto dominante. Le statistiche indicano, ad esempio, che la maggior parte dei soggetti ha come dominanti il braccio destro e la gamba sinistra.

Quando si decide di intervenire per risolvere la dismetria, la soluzione adottata in Europa consiste nell’inserire un rialzo nella parte più corta. Se questo viene fatto su un soggetto che si trova negli anni dell’adolescenza, sarà fondamentale verificare costantemente i risultati ottenuti. In molti casi, infatti, tale difetto ha la capacità di ridursi con l’avanzare dello sviluppo.

In Russia non sono poche le scuole ortopediche che scelgono di alzare, sempre per soggetti adolescenti e per alcuni mesi, proprio la gamba più lunga. L’obiettivo dichiarato è quello di stimolare la crescita dell’altra gamba. Prima di adottare una delle due tecniche descritte è importante sentire il parere di uno specialista, senza affidarsi semplicemente ad un medico generico. Alcune pratiche dovrebbero essere evitate. Tra queste ultime rientra un rialzo che tenti di correggere la differenza in pochissimo tempo.

Cercare dei risultati per gradi è la strada migliore; ad esempio, quando la differenza è pari a 1,2 centimetri, il suggerimento è di procedere con un primo rialzo di soli 6 millimetri e un secondo che preveda l’aggiunta di altri 4 millimetri. Per farlo, è sufficiente inserire uno spessore sotto il tacco oppure, quando possibile, ricorrere ad un’ortesi plantare. Nel primo caso eseguire l’operazione su scarpe da passeggio mentre, nel secondo, farlo su calzature sportive.

Ricordarsi che le scarpe da preferire per la vita quotidiana sono rappresentate dai modelli con suola in cuoio, in quanto si tratta di un materiale che non rischia di subire deformazioni. Inoltre, occorre tenere in considerazione il fatto che un peso eccessivo può costituire un’aggravante nei soggetti che presentano dismetria. In particolare, è il mal di schiena a poterne risentire.

Esiste anche un metodo che permette di verificare facilmente la possibile differenza di lunghezza tra gli arti inferiori. Chiedere ad un’altra persona di mettersi dietro alla propria figura e di appoggiare i pollici sulle “creste iliache” (la parte che si trova a lato del bacino). Nel caso in cui i pollici non risultino sulla medesima linea, apparirà evidente la maggiore altezza di una parte rispetto all’altra.

Il team di RunningMania

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