Allena la tua frazione di nuoto… al mare

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Se avete la fortuna di abitare vicino al mare o dovete andarci in vacanza, potete approfittarne per allenarvi in acque libere. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Allenarsi al mare, in acque libere, è molto diverso rispetto al nuoto in piscina. Cambia l’acqua, che ha un tasso di salinità maggiore; le condizioni, trattandosi di un’attività outdoor, sono variabili a causa degli agenti ambientali come vento e onde; la temperatura dell’acqua può variare; è più difficile orientarsi e stimare distanze e, non ultimo, cambia anche la tecnica di nuoto, soprattutto se parliamo di stile libero. Nonostante le difficoltà in più rispetto al “tranquillo” nuoto in piscina, allenarsi al mare può essere un’esperienza corroborante sia per il fisico che per la mente. Vediamo allora come fronteggiare le possibili difficoltà dell’allenamento in mare.

Più resistenza, più capacità

Come sappiamo, l’acqua di mare ha una salinità decisamente maggiore rispetto a quella della piscina. Ciò favorisce maggiormente il galleggiamento ma al contempo oppone maggiore resistenza per quanto riguarda l’avanzamento. Per questo motivo occorre sviluppare più forza resistente, tenendo conto anche delle onde o dell’eventuale vento contrario. Allenarsi al mare, inoltre, impone l’aver coscienza delle proprie reali capacità. Ciò significa che, specialmente all’inizio, non possiamo pretendere di percorrere le medesime distanze che riusciamo a coprire in piscina. Tutto va rivisto, riadattato.

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Nuotare in mare: è più difficile avere punti di riferimento

Avere dei punti di riferimento in mare è sicuramente più difficile. In piscina è tutto molto semplificato: le corsie sul fondo fungono da guida, la lunghezza è nota e bisogna solo pensare a nuotare, facendo avanti e indietro vasca dopo vasca. In mare, invece, venti e correnti marine possono trascinare fuori rotta e non sempre è facile mantenere i punti di riferimento. Per ovviare a queste difficoltà è consigliabile nuotare sempre paralleli alla costa, senza andare oltre la fascia di sicurezza consigliata dai diportisti e fissare i propri punti di riferimento sulla terraferma, come ad esempio case colorate, il faro, la scogliera e così via. A questo scopo possono essere utili anche le boe; specialmente all’inizio, andare avanti e indietro fra due boe è senza dubbio più sicuro di avventurarsi al largo per poi rischiare non riuscire a tornare indietro a riva a causa della stanchezza.

Sbalzi termici

Un’altra variabile importante da considerare quando si decide di allenarsi in acque libere è lo sbalzo termico. Meglio evitare di tuffarsi in acqua di colpo, magari dopo ore al sole, ed entrare in acqua in maniera graduale, bagnandosi poco a poco in modo da far abituare l’organismo al cambio di temperatura. Da non dimenticare alcuni esercizi di riscaldamento prima di immergersi, da eseguire nel bagnasciuga.

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Alternare ritmo e stili

Una strategia utile per tenere sott’occhio i punti di riferimento è quella di alternare lo stile di nuoto. Molto efficace in questo senso il crawl con il capo fuori in stile triathlon, che consente una respirazione più regolare, minori spruzzi a livello di bocca e naso e una visione più chiara dell’ambiente circostante. Dal momento che risulta più difficile basare l’allenamento in mare sulle distanze lo si può fare sul tempo, variando i ritmi come succede per l’Interval Training ad alta intensità. Ad esempio si può alternare 1 minuto di stile libero alla massima velocità con 1 minuto di nuoto più rilassato, a dorso o a rana, e proseguire in questo modo per almeno 20 minuti, il tempo minimo necessario affinché un lavoro ad alta intensità risulti davvero efficace.

Il Team di RunningMania

 

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