Anche correre in discesa è utile: ecco perché

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La corsa in discesa è davvero inutile? Vediamo i benefici e la tecnica giusta da adottare.

Quando si parla di corsa in discesa, è d’obbligo fare alcune precisazioni. A differenza della corsa in salita, essa non rappresenta una modalità specifica di allenamento. Mentre affrontare salite anche piuttosto impegnative è abbastanza usuale per i podisti e per chi pratica atletica leggera, correre in discesa non viene considerata una pratica sufficientemente performante per l’atleta. Solo in un caso la bibliografia sportiva riporta un esempio di allenamento che la prevede. La corsa in discesa, infatti, compare tra gli appunti del professor Carlo Vittori, allenatore di Pietro Mennea, il quale ordinò la costruzione di un rettilineo leggermente in discesa all’interno della scuola dello sport di Formia. Il motivo è molto semplice: quel tratto in pendenza sarebbe servito per preparare ed allenare gli atleti alla “supervelocità”.

La discesa per allenare i muscoli

A livello fisiologico, la corsa in discesa effettivamente non è performante, ovvero non allena nel senso più compiuto del termine, né migliora le prestazioni in vista delle gare. Questo perché lo stimolo cardio-respiratorio non è sufficientemente alto da garantire tali risultati. Tuttavia, il discorso cambia se si considera la questione dal punto di vista della muscolatura. Quando si corre in discesa l’impegno richiesto è molto intenso, soprattutto per quanto riguarda i quadricipiti, i più coinvolti. Più accentuata è la discesa, più i quadricipiti lavorano e, di conseguenza, vengono potenziati. Per chi desidera sviluppare e scolpire questi muscoli, dunque, la corsa in discesa rappresenta un ottimo esercizio.

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Correre in discesa è utile per il runner?

Per rispondere a questa domanda, occorre fare ulteriori precisazioni. Se quando si corre in montagna o in campagna è facile imbattersi in discese anche piuttosto ripide e disagevoli, nel caso delle gare che si svolgono su strada – che sono la maggior parte – è raro imbattersi in un tratto di questo tipo. E i runner non amano correre in discesa sia perché facendolo non si allenano in maniera classica, come già spiegato sopra, sia perché si tratta comunque di un esercizio molto impegnativo dal punto di vista della tecnica e dell’azione, ma anche per la dinamicità stessa dei movimenti.

Per tutti questi motivi, di solito durante gli allenamenti si percorrono tratti in discesa solo nel caso della corsa lunga; proprio per via della sua durata e dell’estensione del percorso da seguire, infatti, la corsa lunga – così come l’allenamento collinare – porta inevitabilmente l’atleta a imbattersi in dislivelli più o meno accentuati. È quindi importante capire come affrontare questo tipo di corsa per sfruttare la pendenza a proprio favore e soprattutto scongiurare il rischio di incorrere in infortuni più o meno gravi.

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La postura giusta

Per percorrere in maniera corretta e agevole un tratto in discesa, il runner deve tenere un assetto più basso rispetto al solito; le spalle non devono indietreggiare rispetto al busto, mentre il piede deve essere posizionato in maniera tale che il primo a toccare il terreno sia il tallone, mentre per ultimo arrivi la punta. Com’è facile intuire, lo scopo principale di questa tecnica è fare in modo che il corpo riesca ad ammortizzare al meglio l’impatto con il terreno, assorbendolo senza traumi per la colonna vertebrale.

Il Team di RunningMania

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